Rapporto ecomafia 2012: sempre più reati ambientali

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Non si arresta l'impennata dei reati ambientali commessi nel nostro Paese. Solo nel 2011 sono stati quasi 38.000 per un giro d'affari illecito pari a 16,6 miliardi di euro. Ecco i dati allarmanti del rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente.


"Sembra un campo di battaglia questo nostro bel Paese". E a giudicare dai dati contenuti nel rapporto Ecomafia 2012 di Legambiente, le parole di Enrico Fontana, responsabile dell'Osservatorio nazionale ambiente e legalità dell'associazione ambientalista, sono le piú calzanti per descrivere la situazione italiana.

Pesantissimo il bilancio complessivo. Nel 2011 i reati ambientali scoperti nel nostro Paese sono stati quasi 93 al giorno, per un totale di 33.817. Un trend in ascesa che, rispetto al 2010, ha fatto registrare un preoccupante +9,7%. A destare allarme é stata soprattutto l'impennata dei reati contro il patrimonio faunistico - + 28% rispetto al 2010 con 7.494 infrazioni - gli incendi boschivi - nel 2011 sono andati in fumo oltre 60 mila ettari di boschi - i furti di opere d'arte e dei beni archeologici - con un + 13,1% rispetto all'anno scorso.

Le regioni da maglia nera La classifica dell'illegalità ambientale in Italia nel 2011 vede al primo posto, come regione meno ecovirtuosa, la Campania, con 5.327 infrazioni accertate, 4.234 denunce e circa 1.234 sequestri. Seguono la Calabria, la Sicilia, la Puglia e il Lazio. "Questa deve essere considerata anche come una classifica della capacità di governo - ha ricordato il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini -. I reati ambientali sono piú diffusi dove la capacità di governo é scarsa".

Connivenze e corruzione Il rapporto, presentato mercoledí mattina a Roma, é il risultato di un'intesa attività di monitoraggio e di analisi condotta da Legambiente e da tutte le forze dell'ordine che hanno  scattato, come ogni anno, un'istantanea non solo dei reati commessi contro l'ambiente ma anche della portata economica delle ecomafie. Un sistema perverso che infligge una ferita mortale al nostro patrimonio ambientale, che si alimenta di comportamenti illegali, connivenze e corruzione e che ha portato, solo nell'ultimo anno, gli specialisti degli ecocrimini ad accumulare una ricchezza pari a 16,6 miliardi di euro.

"Siamo preoccupati per l'esistenza di questa zona grigia in cui corruzione e illegalità sono il tessuto connettivo forte che permette di prosperare alle ecomafie - ha sottolineato il Presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Ma questo rapporto é fondamentale perché mostra chiaramente la dinamica di ció che sta accadendo in Italia".

A preoccupare il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso é soprattutto il ciclo di smaltimento illegale dei rifiuti per il quale "oggi, dopo anni di indagini, iniziamo ad avere anche i primi risultati dalle Procure"; ma anche il ciclo del cemento non fa dormire sonni tranquilli al nostro Paese.
Nel 2011 per i 5.284 reati connessi allo smaltimento illegale dei rifiuti sono state denunciate circa 5.800 persone mentre per incirca 6.600 illeciti connessi all'abusivismo edilizio sono stati denunciati quasi 8.800 soggetti. Edifici abusivi che si sono moltiplicati su tutto il territorio - quasi 26.000 le nuove costruzioni illegali - per un giro d'affari complessivo pari a 1,8 miliardi di euro.

Anche se le notizie negative dominano, qualche baluardo di legalità inizia a vedersi all'orizzonte. Nel 2011, infatti, sono stati ben 18 i Comuni che sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Un risultato sorprendente se si pensa che nello scorso anno erano stati solo 6. Controlli e monitoraggi si sono moltiplicati e i risultati delle attività investigative iniziano a dare i loro frutti ma, come ha ricordato il Ministro dell'Ambiente "oltre a fare applicare le norme attualmente esistenti, per combattere i reati ambientali occorre agire anche sugli agli amministratori che si devono sempre far carico delle loro responsabilità, senza scappatoie".

Sofia Capone