Taranto: ancora chiazze di petrolio di fronte all'Ilva. Solo coincidenze?

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Si alza la tensione nel golfo di Taranto dopo la pubblicazione di un nuovo video che mostra ancora la presenza di chiazze scure e oleose sui fondali vicini agli scarichi delle acque di raffreddamento dell’Ilva.

Un pugno di ferro destinato a segnare l’estate non solo dei tarantini ma anche dei tanti amanti del mare. E’ quello che sta contrapponendo da una parte alcuni ambientalisti e, dall’altra, l’Ilva di Taranto. Il tutto è stato scatenato dalla diffusione del video realizzato dal presidente del Fondo antidiossina Taranto onlus, Fabio Matacchiera. Matacchiera nei giorni scorsi aveva pubblicato le immagini che mostravano la presenza di una poltiglia nera sui fondali vicini agli scarichi delle acque di raffreddamento dell’impianto.

Immagini che hanno fatto sollevare da una parte l’indignazione di tanti ma, dall’altra, anche l’accesa reazione del gruppo industriale che, con una nota ufficiale, ha tenuto a “smentire categoricamente qualsiasi addebito riferito ad essa” precisando di aver “conferito incarico ai propri legali per tutelare la propria immagine nelle sedi giudiziarie competenti”.
Eppure la pubblicazione, sempre da parte di Matacchiera, di un altro video sembra parlare chiaro: si nota chiaramente la presenza di una scia scura e vischiosa, lunga un centinaio di metri che partirebbe sempre dalla stessa zona. La zona appunto, degli scarichi dell'Ilva.

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Interpellato dal Corriere del Mezzogiorno, su questo episodio il comandante della capitaneria di porto, il capitano di vascello Pietro Ruberto, ha spiegato: “Effettivamente quel giorno abbiamo attivato la squadra della Ecotaras (il nucleo di pronto intervento che si occupa della bonifica degli specchi d’acqua del compartimento marittimo di Taranto, ndr), per la presenza di chiazze non meglio precisate in quell’area. Abbiamo invitato il personale dell’Arpa che non è potuto venire poiché impegnato su un altro intervento. Nel frattempo gli addetti della Ecotaras hanno messo in sicurezza e bonificato lo specchio di mare interessato allo sversamento”. Secondo la relazione della Ecotaras, le chiazze non sarebbero formate da idrocarburi ma da “derivati di origine vegetale” ma resta l’impossibilità - almeno per ora - di avere dati dall’Arpa.

Un quadro che si fa sempre più complesso tanto che secondo Repubblica Bari proprio le immagini girate da Matacchiera saranno presto acquisite dal Palazzo di Giustizia. Come confermato dall’agenzia ANSA, lo stesso ambientalista tarantino avrebbe presentato “un esposto alla Digos della Questura di Taranto da consegnare alla procura della Repubblica, chiedendo di accertare l'origine, la natura e l'eventuale grado di inquinamento di chiazze oleose e catramose nella zona prospiciente gli sbocchi di raffreddamento delle acque dei canali 1 e 2 dell'Ilva in Mar Grande”.

In attesa di iniziare a dipanare questa matassa e fare il punto su eventuali responsabilità, anche il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, ha annunciato di voler ripetere nei prossimi giorni i prelievi nello stesso punto, chiedendo un’analisi dettagliata del contenuto dei campioni. Con risultati che speriamo possano arrivare in tempi rapidi con risposte certe.

Sofia Capone