
Il terremoto in Turchia, le alluvioni in Italia ed in Thailandia: tutte calamità naturali, le cui gravi conseguenze sono da cercarsi nella corruzione
La Turchia continua a tremare. Dopo il terremoto di domenica, di magnitudo 7,2 avvertito soprattutto nella provincia orientale, questa mattina la terra è tornata a tremare nei distretti di Yuksekova e Hakkari. Una scossa di magnitudo 5,4 sulla scala Richter che aggiunge terrore e disperazione ad un popolo che a fatica conta le sue vittime e gli ingenti danni. Al momento le vittime accertate sono 523 con oltre 1.650 feriti e migliaia di dispersi; per fortuna numeri confortanti sul recupero di superstiti: fino ad ora sono 185 le persone estratte vive dalle macerie.
Per una Turchia che piange e invoca aiuti umanitari, c'è una Thailandia alle prese con forti alluvioni ed un'Italia in emergenza maltempo, soprattutto in Liguria.
Insomma, in questi giorni stiamo riflettendo sulla portata delle calamità naturali, e molti di noi, anche ripensando al terremoto a L'Aquila, ragionano sulla possibilità di intervento e prevenzione di terremoti, alluvioni ed inondazioni.
Il giornale online linkiesta.it ha preso spunto dai dati dell'International Disaster Database per realizzare una chiarificante infografica sui principali eventi sismici mondiali. La tesi sostenuta è che se è vero che i disastri naturali colpiscono senza distinzione sia le aree ricche che le aree povere del pianeta, è molto diverso il bilancio che da ogni evento distruttivo consegue sia in termini di vite umane perse che di danni procurati. Guardate l'infografica per capire quanto davvero influisce la ricchezza di un paese sulle conseguenze di un terremoto (morti e danni monetari):
Nella parte più in alto, come numero di morti, ci sono i paesi più poveri, mentre più ci spostiamo verso destra, più il sisma ha provocato danni.
E' interessante paragonare le spese previste per i più gravi terremoti (li vedete in alto nell'infografica) con quelli di due terribili terremoti italiani:
- Haiti, 230 mila vittime, danni per ‘soli’ 8 miliardi di dollari.
- Lo tsunami nell’Oceano Indiano del 2004, oltre 220 mila morti, 14 miliardi di spesa
- Ciclone Nargis nel Myanmar, circa 130 mila morti e 10,2 miliardi di dollari di danni.
Ora veniamo al nostro paese:
- Terremoto in Irpinia, 2914 morti, danni per 32 miliardi di euro.
- L'Aquila: oltre 300 morti, si prevedono interventi per circa 2,5 miliardi.
Ma l'Italia non è un paese povero. Perchè allora i danni provocati dai terremoti sono così ingenti? Il vero motivo è che, anche raccogliendo i dati di una ricerca dei sismologi Nicholas Ambraseys (Imperial College di Londra) e Roger Bilham (Università di Boulder in Colorado), il grado di corruzione del paese colpito rientra tra le cause principali di questa sproporzione vittime/costi.
Negli ultimi 30 anni infatti, la maggioranza (83%) dei morti causati dal crollo di edifici ed infrastrutture si trovava in nazioni più corrotte rispetto ad altre di pari reddito nazionale lordo pro capite. Disonestà della pubblica amministrazione, condoni e abusivismo edilizio vanno ad incidere fortemente sul metodo di costruzione dei nostri edifici, delle nostre scuole e delle nostre case.
In caso di gravi catastrofi naturali questo fattore può assumere un forte ed inevitabile effetto mortifero. Ci dovrebbe far riflettere, dunque, in questi giorni di calamità naturali e di -troppo gravi- conseguenze.








