Coronavirus | Le differenze tra il ceppo italiano e quello cinese

Alcuni esperti epidemiologi e virologi parlano di Coronavirus Italia come variante del tutto autoctona ed estranea rispetto alla epidemia in Cina.

Coronavirus Italia
Situazione Coronavirus Italia gli esperti pensano ad una variante nostrana del virus FOTO yeslife

La situazione Coronavirus Italia è in costante divenire, tra gli aggiornamenti che riguardano il numero di contagiati e vittime (al 2 marzo 2020 risultano essere 34) ed anche i provvedimenti ufficiali intrapresi tra i vari enti preposti. Dagospia riporta le parole di Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine nazionale dei biologi. “L’equipe del laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano ha isolato un nuovo ceppo del Covid-19, definito “italiano”. Ci sono indizi che lasciano pensare che questo virus sia ‘domestico’ (o per lo meno anche domestico) ovvero non abbia alcuna origine da quello che imperversa in Cina almeno da dicembre del 2019”. Il professionista lascia quindi pensare ad un contagio avvenuto direttamente sul suolo europeo ed italiano nella fattispecie. In maniera del tutto estranea rispetto a quanto sta accadendo in Asia. “Questo spiegherebbe per quale motivo ci sono riscontri molto bassi o addirittura nulli in altre regioni”.

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Coronavirus Italia, D’Anna: “Possibili due tipi distinti di contagio”

Quindi ci sarebbero due tipi di contagi: uno a livello pandemico, con una cadenza di diffusione più lenta e veicolato da chi è stato in contatto con soggetti a rischio, e l’altro di tipo locale. Condizione quest’ultima che riguarderebbe la variante definita “domestica” del Coronavirus Italia. E che è considerata come una sorta di para-influenza, dal tasso di mortalità molto basso e che colpisce esclusivamente soggetti a rischio. Ovvero gli anziani e/o con patologie gravi preesistenti. La versione del virus domestico è comunque solo una ipotesi ad oggi. Lo stesso professor D’Anna ci tiene a precisarlo, aggiungendo che “servono ulteriori conferme, che arriveranno dai prossimi esami di laboratorio”.

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L’ipotesi chiarirebbe alcuni aspetti fino non spiegabili

Ma sembra orientato a pensarla come D’Anna anche il virologo Giulio Tarro, una figura di spicco nel suo campo. “Tale spiegazione risulterebbe idonea a comprendere per quale motivo molti individui che affermano di non essere entrati in contatto con soggetti a rischio, o che addirittura sono sempre rimasti chiusi in casa, risultano invece positivi ai tamponi. Un virus può mutare in appena cinque giorni, in Cina stanno lavorando proprio sui cambiamenti riscontrati”. Per quale motivo allora questo ‘Coronavirus Italia’ risulta confinato solo al Nord Italia? “Forse intercorrono fattori di tipo ambientale, come il clima ma anche l’impiego di determinato concime industriale”. Infine c’è una importante raccomandazione da parte del professor Tarro a non cedere alla psicosi di massa, che già si è vista nei giorni scorsi.

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