Coronavirus, Marisa ed Emanuela: le due donne che non possono abbracciarsi

Marisa, ricoverata presso l’R.s.a. Istituto Palazzolo di Milano, a causa dell’epidemia da coronavirus può vedere la figlia Emanuela solo dietro un vetro.

Anziani coronavirus
(Getty Images)

Il coronavirus ingenera paura e mette a dura prova la psiche umana. L’isteria di massa, causata dall’epidemia, instilla in molti il dubbio che il risultato del test possa essere positivo e le ansie aumentano. Eppure in tutto questo marasma, dove è alto il timore di un abbraccio, c’è chi invece di stringere i propri cari ne avrebbe gran desiderio. Questa è la storia di Emanuela Cassi, 54 anni, e della madre Marisa di 84. Quest’ultima è ricoverata presso la Residenza Sanitaria Assistenziale per anziani dell’Istituto Palazzolo di Milano. Considerata l’età e le condizioni di salute, come del resto a tutti gli ospiti della Rsa, è stato imposto l’assoluto divieto di avere contatti stretti con la propria famiglia per scongiurare un eventuale contagio.

Coronavirus, la storia di Marisa ed Emanuela: una madre ed una figlia che non si possono abbracciare

Sono misure messe in atto per scongiurare il contagio: vero. Il divieto di potersi avvicinare agli anziani della Rsa dell’Istituto Palazzolo è stato imposto solo per il bene degli ospiti: vero. La diffusione del virus metterebbe a repentaglio la vita di molti anziani al suo interno: tutto vero. Eppure c’è un’altra verità, quella che involge il lato umano, quello meno razionale. Emanuela vorrebbe comunque abbracciare la madre Marisa, perché da giorni ormai può vederla solo da dietro un vetro o parlarle al telefono. Un amore come il loro è indescrivibile, direttamente proporzionale alla tristezza di non potersi accarezzare. Ed è qui che i ruoli si invertono, chi da una vita aveva protetto diviene la persona da proteggere. Già perché Emanuela soffre, ma sa che per la madre contrarre il virus potrebbe essere una condanna. Ed allora non si lascia abbattere e si reca dinnanzi la struttura dove soggiorna Marisa per mandarle baci dall’altro lato del vetro della finestra.

La loro storia la racconta Il Corriere. Emanuela racconta di essere riuscita a prendere un permesso al lavoro nella giornata di mercoledì per andare a trovare sua madre. Tuttavia a causa della limitazione degli accessi non era riuscita a farle visita. La 54enne era convinta che ci sarebbe riuscita sabato, ma così non è stato. Ulteriori restrizioni hanno reso impossibile alle due donne di riabbracciarsi. Emanuela spiega, stando a quanto riporta Il Corriere, che: “Personale medico, OSS e animatori ci hanno spiegato che, alla luce del protrarsi dell’emergenza, alzavano le difese e bloccavano gli accesi. Ci sono state scene di disagio e nervosismo. Sono misure prese per il loro bene, ci sono persone fragili e con patologie gravi: se il virus entrasse lì dentro, sarebbe una strage. Ma in un momento così difficile per tutti – riferisce Il Corriereavresti ancora più voglia di abbracciarli e di fargli sentire che non sono soli“. Ma come darle torto? Ed allora Emanuela pensa all’unica soluzione possibile: chiamare la struttura facendosi passare Marisa per comunicarle che era fuori, che lei non doveva preoccuparsi e che l’avrebbe contattata ogni giorno. Ma la donna pensa anche ad un’altra cosa: “Ho avuto un’idea: il suo reparto si affaccia sul parco del Portello. Le ho detto di venire alla finestra mentre io sono salita su una panchina. Era tanto felice quando mi ha vista, non smetteva di salutarmi e di mandarmi baci. Aver trovato questo escamotage l’ha fatta sentire per un attimo importante“. In quadro così drammatico, in questo frangente d’emergenza sono queste le storie che aiutano ad andare avanti, a non arrendersi. A non abbandonarsi al pessimismo.

Sul grado delle restrizioni di visita, riporta Il Corriere, si è pronunciata proprio la Fondazione: “In base alle ultime notizie e considerando i giorni del weekend particolarmente critici — al Palazzolo abbiamo 800 posti letto, circa 2.500 accessi di visitatori nel weekend, che sommati al personale sanitario fanno 3.200 persone — abbiamo istituito una serie di check point con personale formato che suggerisce a chi arriva, se può, di rinviare la visita“. Ed ancora: “Non sequestriamo nessuno, chiaramente. Valutiamo caso per caso – riporta Il Corriere- per autorizzare soltanto le visite urgenti. In ogni caso, tornerà un’apertura parziale nei prossimi giorni. Il 99 per cento dei familiari capisce la situazione ed è estremamente collaborativo“.

Coronavirus, la situazione nelle Residenze Sanitaria Assistenziali e nelle case di riposo

Numerose sono le R.S.A. e le case di risposo nel milanese. Il Gruppo Korian, con 44 residenze, ha deciso di limitare in tutte le sue strutture le visite giornaliere. Stando a quanto riporta Il Corriere, può entrare un solo familiare per paziente ed agli ingressi delle sedi sono stati installati dei termo-scanner. Korian ha affermato: “Il clima è positivo — riporta Il Corriere — c’è una grande collaborazione. La socialità è preservata, con alcuni accorgimenti: evitare i raggruppamenti nei grandi saloni, per esempio, preferendo gruppi più ristretti. In alcune strutture è stata messa a disposizione anche la video chiamata per mantenere la vicinanza dei familiari“.

Stesse prescrizioni per la Piccola casa del rifugio, che conta circa 300 posti letto. Bloccate in via integrale da lunedì le visite ai 66 ospiti della R.s.a. Santa Sara. Nonostante la drastica misura, quest’ultima fa sapere che: “Gli anziani hanno capito la necessità di tutelare la loro salute. Sono rimasti in contatto telefonico con i familiari. Che da oggi, con limiti di numero e orario, potranno tornare a far loro visita“.

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