Tonno in scatola: come riconoscere quello di buona qualità

Tonno in scatola: come riconoscere quello di buona qualità

fresh and soft canned tuna on the wooden table, with breadstick and can

Altroconsumo ha testato la qualità di 24 marche di tonno in scatola, un alimento poco deperibile e sempre presente nelle nostre dispense. I giudizi sono buoni ma ovviamente non mancano le criticità, soprattutto su sale e mercurio. Il tonno in scatola è diventato la conserva di mare più amata dagli italiani, ritagliandosi un posto fisso nelle dispense di ogni famiglia. Infatti è presente nelle 94% delle case. Ciascuno di noi consuma almeno 4 chili di tonno all’anno. Per questo però come facciamo a capire qual’è di qualità e quale di scarto? Da dove arriva quello che mangiamo? Quanto mercurio contiene? La scatola di latta rilascia sostanze nocive? C’è da fidarsi dell’olio in cui è immerso? Per questo motivo Altroconsumo ha portato in laboratorio le scatolette dei marchi che più di frequente occhieggiano sugli scaffali dei supermercati, sottoponendo il loro contenuto alle analisi più disperate tra cui la prova dei sensi.

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In laboratorio il tonno è stato in primo luogo sottoposto a un esame ispettivo, alla ricerca di difetti. Quello in scatola non deve avere residui di pelle, lische o squame, macchie scure e simili. Nel complesso questo esame ha dato risultati per lo più buoni o addirittura ottimi, compreso quello delle cosiddette briciole, cioè quei pezzettini di pesce che galleggiano nell’olio, per cui la legge prevede comunque una tolleranza. Un prodotto di qualità ha carni chiare, sode e compatte. Gli esperti hanno valutato odore, consistenza, e sapore. I tre prodotti promossi a pieni voti sono: Angelo Parodi, Mareblu Leggero e Conad.