Covid-19, l’economia italiana si ferma: i possibili scenari dopo la crisi

Le misure imposte dal Governo per fermare il contagio da Covid-19 hanno fermato l’economia italiana: i possibili scenari dopo la crisi.

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L’economia italiana si ferma a causa dell’emergenza coronavirus che ha investito la Penisola. Il nostro Paese è il secondo al mondo per numero di contagi dopo la Cina, ma il primo per numero di vittime. Dati allarmanti che hanno costretto il Governo a chiudere tutte le attività ritenute non essenziali per cercare di fermare il contagio. Molte imprese, sono dunque, chiuse e gli esperti in materia sono preoccupati per gli scenari che potrebbero aprirsi dopo la crisi che sta vivendo l’Italia, alcuni parlano addirittura di recessione.

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Covid-19, l’economia italiana si ferma per le misure di contenimento: i possibili scenari dopo la crisi

Per fronteggiare l’emergenza coronavirus diffusasi in Italia, il Governo ha deciso di imporre misure più stingenti per fermare il contagio. Dopo la prima quarantena imposta due settimane fa, il premier Giuseppe Conte nei giorni scorsi ha annunciato la chiusura di tutte le attività non essenziali del nostro Paese. Queste decisioni andranno ad impattare sulla nostra economia, circostanza che preoccupa gli esperti del settore che hanno parlato di “economia di guerra”.

Non si conoscono, come riporta la redazione de Il Post, le stime di questa crisi, dato che l’Istat renderà noti i primi dati del 2020, riguardanti il trimestre gennaio-marzo, ad aprile. Alcune rilevazioni effettuate da Ubs e Morgan Stanley parlando di una contrazione del Pil italiano intorno a 5-6 punti percentuali. Stando agli studi Fitch, invece, il calo potrebbe attestarsi al 3%, ma c’è chi come Goldman Sachs parla di un crollo che potrebbe arrivare anche oltre l’11%. Stime che, dunque, ipotizzano, come spiega Il Post, una recessione per il nostro Paese nel corso dell’anno 2020. Queste rilevazioni, però, devono essere valutate attentamente poiché per calcolare il Pil bisogna prendere in considerazioni diverse variabili. La prima, come spiega Il Post, è quella relativa alla durata delle misure di quarantena e la riapertura dei confini.

Bisogna anche valutare quali siano le aziende ferme e quanto l’economia si sia ridotta. Se inizialmente si parlava di una riduzione del 20-30%, adesso dopo le misure entrate in vigore da lunedì, Confindustria ha valutato una riduzione del 70% dell’economia italiana. Per fronteggiare la crisi, tutte le autorità competenti si sono mosse, come riporta Il Post, per evitare di danneggiare le imprese ed i lavoratori. In Italia è stato firmato, in questa direzione, il decreto Cura Italia che prevede lo stanziamento di 25 miliardi, di cui oltre 20 tutti destinati all’economia. Inoltre è stato proibito il licenziamento per i prossimi due mesi ed aumentato il fondo della cassa integrazione. A queste dovrebbero aggiungersi altre misure di sostegno previste per aprile.

La paura più grande è quella legata al dopo emergenza. Tutti si chiedono se ci sarà una ripresa e come questa possa verificarsi, ma soprattutto se crescerà il tasso di disoccupazione  nel nostro Paese, dove è già abbastanza alto (poco meno del 10%). In tale direzione si aprono due scenari, come riporta Il Post: una ripresa a forma di V ed una a forma di L. La prima, quella migliore, rappresenta un dopo emergenza caratterizzato da una veloce ripresa dell’economia grazie alla crescita di domanda e la riapertura delle attività attualmente ferme. La seconda ipotesi, spiega il Post, prevede una ripresa più lenta dopo un drastico calo dell’economia, come accaduto in seguito alla crisi del 2008. Scenari che preoccupano non solo gli esperti del settore italiani, dato che ormai da giorni si parla di una recessione a livello globale che potrebbe mettere in crisi anche paesi come Germania e Stati Uniti.

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