Massimo Vincenzi morto a 48 anni: ricoverato da una settimana per polmonite

Massimo Vincenzi, dopo una vita dedicata al giornalismo della redazione de La Repubblica e La Stampa, è morto a soli 48 anni per una polmonite.

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Massimo Vincenzi – Foto Facebook da https://www.facebook.com/Repubblica/

Massimo Vincenzi, giornalista che ha trascorso una vita nella redazione de La Repubblica e che dal 2016 era in forza alla redazione de La Stampa, è morto a soli 48 anni. Da una settimana era ricorverato all’ospedale Santo Spirito di Roma per una polmonite. A dirgli addio sono i colleghi de La Repubblica e de La Stampa che gli dedicato un toccante ricordo.

Massimo Vincenzi morto a 48 anni: l’addio dei colleghi

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Massimo Vincenzi – Foto Twitter da https://twitter.com/Alessandro_Ill/status/1243266322722668544

Un grave lutto ha colpito la redazione de La Repubblica e de La Stampa. La morte di Massimo Vincenzi scomparso a soli 48 anni, ha lasciato un grande vuoto nei suoi colleghi che hanno voluto rendergli omaggio ricordando la sua devozione al giornalismo a cui ha dedicato tutta la vita. “Se si doveva restare otto ore, lui ne rimaneva dieci, se c’era un’elezione politica e il lavoro chiamava agli straordinari, lui arrivava al mattino e se ne andava a notte fonda. Vita, lavoro e ancora lavoro e ancora lavoro. Non staccava mai“, si legge nel lungo e toccante addio che gli ha dedicato La Repubblica.

Dopo aver trascorso la maggior parte dei suoi anni professionali nella redazione de La Repubblica, quattro anni fa era passato alla redazione de La Stampa come vicedirettore. Oltre ad un amore viscerale per il giornalismo, Vincenvi, come scrive La Stampa, amava il teatro, la letteratura, il cinema, la musica, il jazz soprattutto e lo sport.

Un grande esempio di professionalità, umiltà, eleganza e di devozione al proprio lavoro. Tutti i colleghi lo ricordano con grande affetto svelando ai lettori anche un altro lato del suo carattere ovvero quel sarcasmo che lo portava anche a fare le battute da spoagliatoio.

Nel giorno terribile della sua morte, dunque, i colleghi lo omaggiano con toccanti ricordi e parole d’affetto, amicizia e sincera ammirazione.