Conte e la app “Immuni” : “Vi spiego come sarà”

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parla in aula al Senato per la sua informativa che riguarda anche la discussa app “Immuni”

Conte app Immuni Senato
(Getty Images)

Nel corso dell’intervento per la sua informativa al Senato sull’emergenza Covid-19, Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, tocca anche l’argomento relativo all’app “Immuni“.

Si tratta di un’applicazione di contact tracing che diventerà del tutto operativa durante la fase 2 che esordirà nei primi di maggio. Questo l’intervento del premier dopo le polemiche degli scorsi giorni sulla possibile obbligatorietà dell’app di tracciamento. Sul punto il presidente del Consiglio è chiaro.

L’applicazione di contact tracing sarà offerta su base volontaria non su base obbligatoria: chi non vorrà scaricarla non subirà limitazioni di movimenti o altri pregiudizi“, sottolinea Conte a Palazzo Madama sull’app, discussa per eventuali problemi di privacy.

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Conte sull’app “Immuni”: “Riferirò costantemente alle Canefe sui dettagli di questa applicazione”

Conte app Immuni Senato
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Problematiche escluse dal premier che sottolinea. “Un team composto da esperti sta affiancando Arcuri per implementare l’app nel migliore dei modi con elevate garanzie“, precisa Conte. Quindi il presidente del Consiglio. “Il coinvolgimento del Parlamento deve essere pieno essendo coinvolti i diritti fondamentali“. Sulle iniziative del Governo, il premier precisa di aver dato indicazioni “affinché i capigruppo, di maggioranza e di minoranza siano costantemente informati su questo processo applicativo“.

Quindi Conte aggiunge. “Io stesso mi riservo, in una fase più avanzata, di riferire puntualmente alle Camere sui dettagli di questa applicazione – evidenzia –, nella consapevolezza che il coinvolgimento del Parlamento deve essere pieno e stringente, essendo coinvolti diritti costituzionali fondamentali“.

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Conte app Immuni Senato
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Diritti “come la dignità della persona, il diritto alla riservatezza e all’identità personale, come pure la tutela della salute pubblica e, non ultima – conclude –, l’esigenza di proteggere un asset informativo di primaria importanza nella logica degli interessi strategici nazionali“.