Coronavirus, l’agghiacciante previsione sui decessi entro la fine dell’anno

Uno studio di ricercatori ha tracciato una stima sui decessi che interesseranno la penisola a partire dalla fase 2 del contagio fino alla fine dell’anno solare

contagio decessi
La mappa dei contagi, delle vittime e dei guariti da coronavirus al 3 marzo (screenshot)

Gli ultimi giorni del lockdown in Italia avranno come tema una spasmodica attesa per il nuovo periodo che i cittadini si appresteranno a vivere. La quarantena non apparterrà più al popolo che si accingerà a riprendere la rotta della quotidianità con misure precauzionali. L’allentamento del decreto varato da Giuseppe Conte darà agli italiani l’opportunità di interagire con il mondo esterno e far ripartire gradualmente l’economia del Paese. Ma il rischio di una ricaduta è da considerare come una realtà possibile se non si rispettano determinati canoni.

Durante la Fase 2 sarà indispensabile, nonchè obbligatorio l’utilizzo di dispositivi anti-contagio, mascherine su tutti. Ma l’attenzione più grande si verificherà quando gli italiani saranno chiamati a rispettare il distanziamento sociale anche nei luoghi più intrinsechi.

Uno studio di ricercatori però si sbilancia sul comportamento del coronavirus e sulla sua incidenza se gli italiani non avranno in mente determianti concetti. Se l’attenzione non rimarrà alta alla fine del 2020 si arriverà a toccare quota 70.000 morti. Questa è la nuova previsione tracciata dagli esperti e rivolta anche al Governo che avrà tutto l’interesse di estendere i tamponi per evitare il collasso.

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Le ipotesi di nuovi focolai di contagio

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contagi in crescita (Getty Images)

Il progetto sul numero di decessi non è frutto di fantasie umane, bensì di uno studio accurato nei minimi dettagli e firmato dalla Dottoressa Giordano insieme ad un team di ricercatori. L’impegno ha incluso anche figure di esperti della medicina e professori dell’Università di Trento, Udine e Milano, incluso l’infettivologo Raffaele Bruno, colui che ha curato il “Paziente 1” di Codogno.Il pensiero elaborato dagli esperti in materia di coronavirus è stato programmato sulla base di tre ipotesi di contagio.

La prima riguarda il rispetto ferreo del lockdown una volta sorpassata la nuova fase. Dunque un rigore massimo del rispetto delle regole come se i cittadini avessero contatti con la realtà solo per soddisfare l’indispensabile. Così facendo l’epidemia in un paio di mesi potrebbe scomparire.

La seconda ipotesi presuppone un richiamo meno sensibile al rispetto delle misure, condito da un mancato controllo nella fase di assembramento e senza impiegare tamponi. La linea epidemica si manterrebbe stabile e varcherà anche la soglia di ingresso del nuovo anno, arrivando presumibilmente a toccare la previsione dei 70.000 decessi.

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La terza e ultima ipotesi interesserebbe una maggiore concentrazione a non appiccare nuovi focolai di contagio, estendendo i test in maniera celere. Così la pandemia manterrà un tasso di replicazione leggermente più alto rispetto ad oggi ma si concluderebbe alla fine dell’anno con un massimo di 35.000 unità di decessi.