Virus e sindrome di Kawasaki, il monito dei pediatri ai genitori

I medici avvertono i genitori che la cura per la sindrome di Kawasaki c’è ed è anche efficace. Motivo per cui non devono temere ad andare in ospedale:” Non tardate a contattare i medici”

Kawasaki bambini
Sindrome di Kawasaki (foto dal web)

La sindrome di Kawasaki è una malattia abbastanza rara che colpisce i bambini e dalle ultime indagini sembra che si sia intensificata con la diffusione del coronavirus. I bambini che la presentano, soprattutto al di sotto dei 5 anni, infatti, sono molti di più del solito.

Ma i pediatri lanciano un monito a tutte le famiglie che non devono aver paura di andare in ospedale al tempo del Covid-19. Non intervenire subito è un errore grave. La malattia è curabile e la Società Italiana di Pediatria ha avviato una raccolta nazionale delle segnalazioni.

La raccomandazione dei medici verso i genitori: “Abbiamo delle cure efficaci. Non abbiate timore ad andare in ospedale anche in tempo di pandemia”. La cosa essenziale, sottolineano i pediatri, è che “la terapia venga iniziata in tempo”.

A parlare nello specifico è Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip) e primario all’ospedale romano Bambino Gesù che raccomanda di non “sottovalutare i sintomi spia: febbre sopra 38,5 per cinque giorni che non risponde a terapia, congiuntivite, linfonodi del collo ingrossati, gonfiore sul dorso delle mani o dei piedi, labbra e lingua ingrossate, macchie sul corpo”.

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Virus e sindrome di Kawasaki, l’efficacia delle cure

sindrome di Kawasaki
(foto dal web)

La sindrome di Kawasaki è diventata molto più frequente con la pandemia. Una cosa che hanno riscontrato non solo i pediatri italiani, primi tra tutti quelli di Bergamo, ma anche quelli inglesi, francesi e americani. Lo stesso all’ospedale Gaslini in cui opera Angelo Ravelli a cui la Società dei pediatri ha dato l’incarico di monitorare la situazione in tutta Italia.

“Abbiamo mandato una lettera a 11 mila pediatri e aperto un canale di segnalazioni” ha spiegato a Repubblica il medico. Non ci sono legami certi con il Covid-19. Della sindrome non si conosce ancora la causa esatta ma si sa che anche per la Kawasaki il sistema immunitario si attiva in maniera caotica e spropositata con problemi che riguardano il cuore dei piccoli pazienti. Le arterie si infiammano e se la malattia non viene trattata degenera.

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“Senza un trattamento, nel 25% dei casi vediamo svilupparsi un aneurisma” ha spiegato il pediatra del Gaslini sottolineando però come la malattia si conosce da tempo e quindi si ha “una terapia efficace. Il rischio di aneurismi può essere ridotto al 4-5% con la somministrazione di alte dosi di immunoglobuline”.

Un trattamento che funziona bene a parte rari casi che possono riammalarsi “dopo la fine del trattamento”. Ma anche per questi pazienti ci sono delle terapie ad hoc. Tra queste anche il famoso tocilizumab che viene somministrato, nel cuore della pandemia, in via sperimentale ai malati di Covid-19.

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Da tutto il mondo si stanno studiando gli esiti della malattia in relazione al virus e per questo negli scorsi giorni si sono riuniti in via telematica 30 mila pediatri per fare il punto sulla situazione.

sindrome di Kawasaki
Medico (Getty Images)

“Può essere l’occasione giusta – secondo il medico – per gettare luce dopo oltre 50 anni sulle cause della sindrome di Kawasaki. E se un vaccino contro il coronavirus verrà trovato, potremmo forse anche curarla all’origine”.