Mascherine, in Piemonte sequestra oltre 10mila pezzi illegali

Le mascherine venivano certificate da un’azienda cinese che non aveva le autorizzazioni per farlo. Addirittura era inserita nella black-list di quelle a cui era vietato effettuare le procedure

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mascherina (foto Pixabay)

Oltre 10 mila mascherine sequestrate in Piemonte. I dispositivi medici venivano certificati illegalmente da una società cinese che operava sul territorio. Il sequestro è avvenuto per mano della guardia di finanza che ha denunciato tre persone per frode in commercio.

Le indagini, condotte dai Finanzieri della Tenenza di Bardonecchia e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, sono partite alcuni giorni fa. Il primo campanello di allarme è stato un primo sequestro effettuato su un’impresa di articoli sanitari con diversi punti vendita nella Val di Susa.

Proprio in questi accertamenti i finanziari hanno capito che le mascherine in vendita erano acquistate in grosse quantità dalla Cina per poi essere certificate dalla società in questione. Questa non ha l’autorizzazione per apporre i necessari sigilli di garanzia. Ma non solo, è inserita anche in una sorta di black-list che le vietava assolutamente di effettuare queste procedure, oggi fondamentali.

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Mascherine, continuano le indagini in Piemonte

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Uomo anziano con mascherina (foto Pixabay)

La guardia di finanza con le sue indagini è riuscita a ricostruire tutta la filiera attraverso la quale transitavano le mascherine poi introdotte in Piemonte. I dispositivi, infatti, arrivavano tramite la collaborazione di un imprenditore che di solito non tratta questi articoli.

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L’uomo infatti gestisce numerosi punti vendita tra Torino, Rivoli (TO) e Settimo (TO) ma di tutt’altra natura tra articoli floreali, piante e serre, oltre che la gestione di un bar tabacchi. Attraverso questi settori introduceva però anche le mascherine.

Tutta la documentazione sarà studiata e controllata per verificare l’attendibilità delle certificazioni.

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IMask mascherine
Mascherine (Getty Images)

Le indagini non si fermano per cercare di capire se sul territorio ci siano altri lotti di mascherine sprovviste del marchio CE o introdotte in Italia con certificazioni non idonee.