Emanuele Scieri, chiusa l’inchiesta: i tre indagati per omicidio | Il caso

Intervenuta ai microfoni de ‘La Vita in Diretta’, Isabella Scieri, madre di Emanuele Scieri, ha parlato dei 21 anni trascorsi da quel maledetto 16 agosto 1999

Emanuele Scieri inchiesta indagati omicidio
(foto dal web)

Il 16 agosto 1999 è stato trovato il corpo senza vita di Emanuele Scieri, parà di leva siracusano, nella casermaGamerra‘ di Pisa. Una morte avvolta nel mistero e la versione del suicidio del giovane a cui non ha mai creduto. Infatti ma donna ha sostenuto sempre che all’interno di caserma fosse successo qualcosa.

Isabella Scieri racconta. “Emanuele era sereno, tranquillo in quell’ultima telefonata. Abbiamo sofferto molto, ma sempre con la volontà di avere giustizia e di conoscere la verità“. La chiamata a cui si riferisce è quella di Lele intorno alle 20.30 da piazza dei Miracoli, in cui “Mi disse: ‘mamma indovina dove sono?’“. Per la madre, il caso del giovane è “assurdo e inaccettabile“.

Il ragazzo è stato trovato cadavere dopo tre giorni di “assenza”, registrata al contrappello del 13 agosto alle ore 23. Quel giorno sarebbe stato aggredito da tre commilitoni allora caporali. L’aggressione sarebbe avvenuta perché trovato al cellulare. A seguito di essa, il parà sarebbe stato lasciato agonizzante e soprattutto gli sarebbero stati negati i soccorsi che, secondo gli inquirenti, lo avrebbero potuto salvare.

La donna, dal momento in cui ha saputo della morte del figlio, ha un pensiero che la tormenta. “Pensavo sempre sempre a quei momenti in cui Emanuele si è incontrato-scontrato con questi caporali – rivela –. Non potevo credere che lui con la sua empatia non fosse riuscito a fermarli, non fosse riuscito a fermare la loro violenza. Questa è una cosa che mi ha sempre tormentato perché – sostiene – lui era sempre stato capace di creare dei rapporti positivi. Come mai non era riuscito a fermali?“.

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Emanuele Scieri, tre caporali nei guai

Emanuele Scieri inchiesta indagati omicidio
(foto dal web)

Lele era giunto da Scandicci a Pisa proprio quel 13 agosto 1999. Poi, dopo la libera uscita, ha incontrato i caporali, Andrea Antico, Luigi Zabara e Alessandro Panella. Secondo la Procura militare di Roma, sono i tre i responsabili di omicidio pluriaggravato in concorso.

I caporali avrebbero costretto l’allievo a flessioni sulle braccia percuotendolo e poi lo avrebbero costretto ad arrampicarsi, a scarpe slacciate e con la sola forza delle braccia, sulla torre di asciugatura dei paracadute.

Durante la scalata, Scieri veniva seguito dal caporale Panella che, stando alle indagini, lo percuoteva da dentro la scala. Per via dell’eccessivo stress, Scieri si schiantava al suolo riportando lesioni gravissime.

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A quel punto, pur essendo ancora vivo, i tre avrebbero abbandonato il giovane parà senza prestargli soccorso.