USA, la difficile scelta tra chi intubare e chi no

Gli Stati Uniti come l’Italia. La scelta dell’intubazione del paziente causata dall’elevata richiesta di ricovero e dall’assenza di posti letto in terapia intensiva

scelta paziente
(Getty Images)

Gli Stati Uniti d’America sono ancora nel periodo nevralgico dell’emergenza coronavirus. Nonostante la grande quantità di presidii ospedalieri e di posti letto da ricovero per pazienti, gli operatori sanitari statunitensi in queste ore si trovano di fronte ad una scelta piuttosto ardua.

Scegliere chi far restare in vita e chi no. E’ il motto tragico che abbiamo assaporato anche noi in Italia, durante i momenti più bui della pandemia. Tirare a sorte per scegliere chi intubare a causa dell’assenza di posti letto e dell’elevata richiesta di ricovero in terapia intensiva.

La situazione drammatica dell’epidemia oggi ha subìto una proiezione a specchio dall’altra parte dell’emisfero terrestre. Una rivista stellata ha analizzato dei dati statistici sui pazienti scelti per la sopravvivenza nei vari ospedali specializzati per le cure anti-Covid.

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La scelta dei pazienti da curare: chi decide

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Nel reparto di terapia intensiva (GettyImages)

La scelta tra chi intubare e chi no non ricade certamente sui medici che saranno impegnati nelle cure dei pazienti sui letti di terapia intensiva. Secondo quanto riportato dall’Annals of Internal Medicine la valutazione interessa un gruppo di 8 esperti tra infermieri, membri del comitiato etico di sicurezza e la presenza di un medico.

Ogni paziente viene classificato in base alle possibilità di sopravvivenza e a seconda dell’età. La priorità viene data tra coloro che svolgono un lavoro di assistenza per il prossimo e gli operatori sanitari, Osa e Oss che rappresentano indispensabili figure d’ausilio per le cure anti-covid.

Tuttavia ci sono state circostanze estreme per 15 strutture ospedaliere tra le 67 totali, finite sotto la lente di ingrandimento della rivista di statistica. In quei reparti la scelta non ha riguardato chi aveva maggiori possibilità di sopravvivenza ma quei pazienti che presentavano addirittura uguali condizioni a livello sanitario, fisico e anagrafico.

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terapia intensiva (GettyImages)

I medici hanno scelto di dare importanza al fattore tempo legato a chi per primo aveva fatto visita al pronto soccorso oppure adoperando un sorteggio.