Mari inquinati a causa di guanti e mascherine: la seconda piaga dopo la pandemia

Mascherine e guanti stanno inquinando i mari: i dispositivi personali di sicurezza sono non soltanto monouso ma anche non biodegradabili. Urge un intervento rapido.

Inquinamento
(Blandine Joannic-Pixabay)

L’uomo è il più grande nemico di sé stesso. Incapace di comprendere la centralità dell’ambiente e della Natura, quotidianamente anche con piccoli gesti ne mina l’integrità. I centri urbani producono livelli di inquinamento che superano di gran lunga i limiti stabiliti dagli accordi internazionali ed ancora pare non sia digerita l’idea della raccolta differenziata. L’utilizzo di plastiche o di materiali non riciclabili, poi, acuisce la problematica.

Il riferimento, in questo particolare frangente, va a mascherine e guanti che appunto sono monouso e non riciclabili. I dispositivi personali di sicurezza tanto utili al momento stanno infatti arrecando un danno ambientale incalcolabile. Gli attivisti, pertanto, hanno levato un grido di protesta.

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Mascherine e guanti inquinano i mari: numeri catastrofici

Mascherina
(Foto di Ri Butov-Pixabay)

Starebbero inquinando i mari e distruggendo l’ecosistema le mascherine ed i guanti monouso che in questo momento vengono impiegati da quasi tutta la popolazione mondiale. Se da un lato la pandemia ed il conseguente lockdown hanno migliorato la qualità dell’aria, dall’altro l’utilizzo di questi dispositivi poi dismessi perché monouso e realizzati in plastica non riciclabile, stanno arrecando ingenti danni all’ambiente.

Le associazioni ambientaliste, a partire dalla ONG francese Opération Mer Propre aveva levato un grido di protesta e lanciato un accorato appello. Quest’ultima ha rilevato che l’1% di questi materiali smaltiti scorrettamente avrebbero rappresentato ben 10 milioni di dispositivi dispersi nell’ambiente. Joffrey Peltier, riporta la redazione di Rinnovabili.it, ha definito tutto questo come “l’inquinamento del futuro se non viene fatto nulla“. Il rischio, un altro membro della ONG d’oltralpe lo ha raffigurato con una metafora chiarissima: “Presto correremo il rischio di trovare più maschere che meduse nel Mediterraneo“.

Ma come agire? Come ridurre il consumo e lo spreco? In primo luogo, Pelteir consiglia l’utilizzo di mascherine riutilizzabili, ampiamente disponibili in commercio. In secondo luogo sarebbe consigliato lavarsi le mani più spesso, piuttosto che cambiare sempre guanti. Al momento ci sono infinite possibilità per proteggersi dal Covid, ha aggiunto l’attivista, e la plastica non può essere tra questi.

Ad essere a rischio, però, non solo il cosiddetto Mare Nostrum. Secondo la OceansAsia di Hong Kong anche dall’altra parte del globo il fenomeno sarebbe allarmante. Uno dei suoi membri, Gary Stokes, avrebbe dichiarato che su una spiaggia di 100 metri nei pressi dell’isola di Soho sarebbero stati rinvenuti oltre 70 dispositivi tra mascherine e guanti. Una settimana dopo, riporta Rinnovabili, altre 30. Già di per sé drammatico. Ancor di più se si pensa che quella è un’isola disabitata.

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Mascherine
(Getty Images)

L’utilizzo di mascherine e guanti ormai fa parte della quotidianità, tuttavia l’uomo dovrebbe essere maggiormente responsabile e prestare attenzione al loro smaltimento.

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