Coronavirus, le previsioni dell’Oms: “Il peggio deve arrivare”

L’Oms non è ottimista sull’evoluzione dell’emergenza da coronavirus. E annuncia l’invio di un team in Cina per indagare sulle origini del virus

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Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore Oms (GettyImages)

L’Oms non è affatto positiva sull’evoluzione dell’emergenza sanitaria. Già lo ha fatto altre volte e anche ieri è tornata sull’argomento ribadendo che se la situazione continua a correre su queste linee le previsioni per il futuro non sono rosee.

Per il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus “il peggio deve ancora arrivare”. Un avvertimento e un monito alle popolazioni del mondo fatto senza giri di parole durante il consueto briefing sul Covid-19. Non ci sono le condizioni e l’ambiente giusto per poter essere ottimisti, e per questo gli esperti dell’Oms temono il peggio.

“Un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi” ha ribadito Ghebreyesus che ha anche annunciato che saranno fatte delle verifiche più approfondite in Cina. Sarò proprio l’Oms ad inviare una squadra di ricercatori nel Paese per cercare di capire quali sono davvero le origini del coronavirus.

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Coronavirus, i prossimi mesi saranno di “convivenza con il virus”

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Tedros Adhanom Ghebreyesus (GettyImages)

L’Oms parla così di un mondo diviso, una situazione che non aiuta ad affrontare l’emergenza. Restare uniti per il direttore Ghebreyesus è la priorità, ribadita fin dall’inizio. Il motivo? Il virus veloce e sudbolo può sfruttare proprio divisioni per insinuarsi e diventare ancora più letale.

Ma il numero uno dell’Oms ci tiene a puntualizzare che queste parole sono un monito universale, senza nessun preciso indirizzo: “Il nostro messaggio non riguarda nessun Paese in particolare ma riguarda tutto il mondo”, ha ribadito.

Non è tempo di abbassare la guardia, ricorda ancora Ghebreyesus, perché il Covid-19 ha “ancora molta libertà di movimento” e cruciale sarà come affrontare i prossimi mesi la convivenza con il virus perché questa sarà la normalità.

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(Tedros Adhanom Ghebreyesus) GettyImages

Nel mentre nel mondo i numeri crescono. Si è toccata la soglia di 10 milioni di casi di coronavirus nel mondo e 500 mila morti. Un triste traguardo che arriva proprio a sei mesi dalla fatidica data in cui l’Oms ha ricevuto le prime segnalazioni di polmoniti sospette in Cina.

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