Discoteche Coronavirus | il Ministero della Salute | ‘Luoghi pericolosi’

Per il Ministero della Salute l’accostamento discoteche Coronavirus rappresenta il peggior accostamento possibile in grado di favorire la circolazione del virus.

discoteche Coronavirus
Polemiche discoteche Coronavirus Foto dal web

Il binomio discoteche Coronavirus sta suscitando molte polemiche negli ultimi giorni. Di discute si tenerle chiuse o meno, e c’è chi agisce in autonomia cercando di fare rispettare i paletti richiesti nel tentativo di impedire la diffusione del virus.

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Ma andare a ballare con la mascherina e tenendo uno spazio minimo non di uno, ma di due metri in questo senso, tra gli individui risulta davvero arduo. Di certo c’è che il Ministero della Salute propenderebbe per la chiusura delle piste da ballo. Infatti Walter Ricciardi, consigliere del ministro Roberto Speranza, le reputa “i luoghi fatti su misura del Covid, quelli che il virus predilige per potere propagarsi”. E questo perché per l’appunto non c’è affatto alcun rispetto delle norme di sicurezza indicate dagli organi governativi e dalle autorità sanitarie. Per una serie di fattori, e purtroppo soprattutto per una sorta, da parte dei più giovani, di sentirsi intoccabili.

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Discoteche Coronavirus, il Ministero della Salute reputa nocivi i locali da ballo

Risulta ancora radicata la convinzione che il Covid colpisca prevalentemente gli anziani. Invece negli ultimi mesi il numero di persone giovani ed anche di bambini che sono finiti con l’ammalarsi è aumentato a dismisura. Tanto che si può parlare dei ragazzi come del nuovo focus del Coronavirus. Secondo Ricciardi occorre essere inflessibili nell’evitare le attività “che ammettono l’abbassamento delle misure di sicurezza”. Un comportamento irresponsabile reiterato nelle prossime settimane potrebbe purtroppo risultare decisivo per una eventuale ripresa dei casi di contagio.

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Che comunque continuano a verificarsi a tutt’oggi nell’ordine delle centinaia in tutta Italia. Va anche peggio in alcune zone del Paese come Stati Uniti e Brasile, che sono ormai diventati i nuovi centri mondiali della pandemia.

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Di Salvatore Lavino