In Alto Adige i pesticidi minacciano la libertà di stampa

L’Alto Adige/Südtirol fa causa all’Umweltinstitut München e ad Alexander Schiebel. Sotto accusa le coltivazioni intensive di meleti e l’uso di pesticidi

Meleti Alto Adige (Pixabay)
Meleti Alto Adige (Pixabay)

Il 15 settembre partirà il processo contro l’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera e il regista austriaco Alexander Schiebel accusati di aver diffamato l’Alto Adige e la sua produzione di mele d’eccellenza affermando un uso sconsiderato di pesticidi in agricoltura. Il processo avrà un risvolto europeo, sia per il tema trattato di grande importanza per un’intera regione, sia perché verrà convolta la Corte di giustizia dell’Ue.

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Si tratta di una causa per diffamazione intentata da Arnold Schuler, Assessore all’agricoltura della Provincia Autonoma di Bolzano, e da oltre un migliaio di agricoltori locali contro Karl Bär, responsabile dell’Umweltinstitut München (per l’appunto l’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera) e Alexander Schiebel, scrittore e regista austriaco.

L’Istituto per l’Ambiente di Monaco nel 2017 per sensibilizzare l’opinione pubblica tedesca sul largo uso di pesticidi nella vicina zona del Trentino aveva lanciato una campagna cartellonistica informativa dal titolo “Pestizidtirol”, visibile nelle fermate della metropolitana di Monaco. Mentre Alexander Schiebel con il documentario “Il miracolo di Malles, racconta la storia del piccolo Comune della Val Venosta che aveva vietato l’uso di fitofarmaci nel suo territorio, decisione poi bocciata dal Tar su ricorso di una serie di produttori di mele altoatesini.

Evidentemente queste azioni hanno ottenuto l’effetto desiderato tanto che si è sollevato un gran polverone a livello europeo.

Nicola Canestrini e Francesca Cancellaro difenderenno l’Istituto per l’Ambiente

Meleti Alto Adige (Pixabay)
Meleti Alto Adige (Pixabay)

L’Alto Adige/Südtirol è una delle zone d’Italia dove i pesticidi vengono maggiormente impiegati in agricoltura, per via della presenza preponderante di colture intensive, con particolare riferimento ai meleti che vantano una produzione annua di oltre 900mila tonnellate (ovvero circa il 50% della produzione italiana e circa il 10% di quella dell’Unione europea).

Le due varietà non autoctone maggiormente coltivate sono la Golden Delicious e la Gala, molto sensibili ai parassiti e agli sbalzi termici delle valli e che richiedono pertanto molti trattamenti fitosanitari all’anno. L’Istat fa sapere che nella Provincia Autonoma di Bolzano la vendita di pesticidi in rapporto alla superficie trattabile supera di oltre sei volte la media nazionale.

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Ma ciò che emerge di più da questa vicenda giudiziaria è l’attacco diretto al diritto all’informazione libera e la stessa democrazia. In ballo vi è la libertà di parola, l’economia di una regione (e di un Paese viste le percentuali di produzione agricola), la salvaguardia dell’integrità di pensiero e di conoscenza da parte dei cittadini.

Dopo la denuncia nel 2018, la procura di Bolzano ha speso ben due anni per condurre le indagini. A rallentare l’iter la mancata collaborazione dei giudici di Monaco di Baviera che hanno fatto appello alle norme tedesche e invocando il diritto alla libertà di espressione sancito dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La procura altoatesina nonostante questi sbarramenti è però riuscita ad incriminare l’ong tedesca.

Meleti Alto Adige (Pixabay)
Meleti Alto Adige (Pixabay)

Nicola Canestrini e Francesca Cancellaro difenderenno l’Istituto per l’Ambiente al processo del 15 settembre. Si tratta degli avvocati già impegnati nella difesa di Carola Rackete e degli altri membri dell’equipaggio della ong Sea Watch. “Secondo la legge italiana dire la verità non è un crimine” – fa sapere Canestrini. “Dimostreremo che in Alto Adige esiste un abuso nell’utilizzo di pesticidi in agricoltura e che questi sono pericolosi per l’uomo, gli animali e l’ambiente”.

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