Rsa, i familiari sul piede di guerra: “La Provincia riapra alle visite”

A Trento i parenti degli anziani ricoverati nelle Rsa protestano, “Chiediamo che un parente per famiglia venga sottoposto al test e poi fatto entrare

Rsa Trento (foto dal web)
Rsa Trento (foto dal web)

I parenti degli ospiti della Case di riposo trentine sono esasperati. Per 7 mesi a causa di Covid-19 non hanno visto i propri cari, da alcune settimane possono farlo solo attraverso un vetro e per pochi minuti. Per la terza volta stamane quindi sono scesi in piazza, sotto al palazzo della Provincia, per chiedere una soluzione concreta al problema e soprattutto garanzie per il futuro.

Ovviamente le misure adottate per visitare i familiari ricoverati non sono accettabili per i parenti che si trovano costretti a parlare davanti ad un plexiglass che ne annulla la comunicazione verbale, soprattutto per chi soffre di problemi di udito. Inoltre ogni Rsa adotta misure a sé stanti, a Rovereto ad esempio gli ospiti vengono portati in giardino ed i familiari li possono vedere stando in strada, all’esterno della struttura.

A più di due mesi dalla riapertura delle visite non si è ancora trovata una soluzione vera e soprattutto un protocollo comune. A questo si aggiungono le difficoltà per il personale, che deve accompagnare gli ospiti alle visite, uno alla volta, togliendo tempo e risorse ad altre attività.

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Onda Civica si è fatta portavoce della protesta, movimento nato dalla fuoriuscita dai Cinque Stelle di due consiglieri comunali e del consigliere provinciale Degasperi, ora candidato sindaco. Sotto al palazzo della Provincia c’erano anche loro chiedendo a gran voce le dimissioni dell’assessore alla Salute Stefania Segnana.

La protesta chiede che almeno un parente alla volta venga sottoposto a tampone

Protesta familiari Rsa (Foto dal web)
Protesta familiari Rsa (Foto dal web)

Quello che si chiede da più parti è che venga individuato un referente per famiglia e che sia sottoposto ad un tampone. “In caso di esito negativo non ci sarebbero più problemi – ci dicono alcuni portavoce della protesta – chiediamo che almeno un familiare sia fatto entrare, i test possiamo anche pagarceli, ma devono farci entrare, dobbiamo poter avere un contatto fisico con i nostri genitori e nonni, per portare almeno un po’ di conforto“.

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Upipa e Spes spiegano che non è il caso di rinviare oltre, soprattutto per tutelare gli anziani che già ieri mattina, quando hanno letto del rinvio delle visite, hanno reagito molto male. Già dal primo di luglio sono state adottate precise linee guida che prevedono rigide misure di sicurezza con la visita che avviene in una sala della struttura alla quale parenti, con la mascherina indosso, e ospiti accedono da porte diverse e sono separati da una parete di vetro o plexiglass e alla presenza di un operatore. “Misure necessarie – come spiega la presidente di Upipa Francesca Parolari perché il virus c’è ancora e non possiamo farlo entrare nelle nostre strutture”.

La stessa presidente, però, aggiunge che non si possono rinviare oltre le visite: “La situazione è insostenibile. Gli anziani non vedono i parenti da 7 mesi e non si può continuare così. Ora la Provincia deve autorizzare le visite perché la situazione è insostenibile per familiari e ospiti. Ho sentito l’assessora Stefania Segnana che mi ha detto che sta studiando la situazione nelle altre regioni”.

Ambulanza (Getty Images)
Ambulanza (GettyImages)

“D’altro canto i familiari devono comprendere che non possiamo riaprire da soli. Non possiamo rischiare che il virus entri di nuovo nelle Rsa. Il nostro personale è stremato e dobbiamo garantire anche la loro sicurezza”.

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