Isabelle Adriani si racconta: “Recitare è vivere mille vite piuttosto che una”

L’attrice Isabelle Adriani si racconta a Yeslife. Dalla sua prima esperienza al suo ultimo lavoro Infidel, le sue fiabe e la sua famiglia

Isabelle Adriani (Ufficio stampa)

Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Isabelle Adriani, attrice di fama internazionale e scrittrice. Il mondo delle fiabe è la sua più grande passione ed è per questo che tutti i giorni le racconta in tv ai più piccoli. Ha studiato danza classica, mimo, recitazione e giornalismo.

Isabelle ha fatto della sua vita una fiaba ed è stata così gentile da raccontarcela. L’attrice ci ha parlato inoltre della sua ultima esperienza nel mondo del cinema con il film Infidel, thriller politico di Cyrus Nowrasteh. A metà ottobre sarà in tutte le sale italiane, noi curiosi abbiamo fatto qualche domanda ad una delle protagoniste della storia.

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Quando e come è iniziata la sua carriera di attrice?

Volevo recitare da quando avevo cinque anni, per cui sono una di quelle persone che già sapeva quello che volevo fare. Ho sempre adorato recitare, a Natale facevo sempre tutte le recite. Convincevo mia sorella, le cugine, organizzavo spettacoli, sfilate, giornali. Lo spettacolo ce l’ho avuto sempre dentro. Ho studiato danza classica al Royal Ballet di Londra, mimo in Francia, ho fatto tante cose. Ho sempre amato questo. L’attrice era il mio sogno, un giorno mi mandano ad intervistare i fratelli Vanzina che mi dicono “ah quanto sei carina, perché non fai una parte per noi?” e io ho preso due giorni di ferie. Poi mi sono licenziata perché nel frattempo avevo ricevuto delle offerte di lavoro. Avevo studiato recitazione fin da bambina, ma non avrei mai pensato di fare cinema. Da lì è iniziata la mia carriera, nel lontano 2010 e ho amato ogni istante sul set, ho adorato ogni momento anche quelli difficili. Non è facile né entrare completamente in un ruolo né trovare un’armonia assoluta con tutte le persone sul set. In realtà ho conosciuto delle persone straordinarie sia in Italia che all’estero.

Lei che ha lavorato sia con attori italiani che stranieri, ha notato delle differenze?

È una domanda scivolosa. Io adoro il mio paese, ho sempre portato così tra le stelle il mio paese anche quando ero all’estero. Noi abbiamo fatto il grande cinema, mi viene in mente De Sica, ma anche Fellini, adesso i più giovani. In realtà gli americani hanno copiato tantissimo da noi, ma avendo una struttura finanziaria più importante dal punto di vista dell’intrattenimento ci hanno superato dal punto di vista tecnico. Certamente c’è una differenza, nel senso che quando hai un budget maggiore hai più tempo a disposizione, per cui il regista ha anche un attimo di più per spiegarti le cose, per avere la possibilità di farti entrare nel personaggio e sul set hai più chance di parlare, di fare diverse sfumature di quel personaggio in quel momento. Questa è un’enorme differenza che ti costringe ad essere più stringato nelle tue possibilità, non ti permette di dare sempre il meglio di te perché hai pochissimo tempo. Però ripeto amo l’Italia, amo il mio paese, il cinema italiano e lo sosterrò sempre e adoro averlo fatto.

Qual è l’esperienza che più ti è rimasta impressa?

Sicuramente è stato bellissimo girare in Argentina con Luca Argentero e Martina Stella “Il campione e la miss”, una serie Rai bellissima. Mi è tanto piaciuta, è stato fantastico sia per il cast, per la crew, per Buenos Aires dove io avevo studiato a 15 anni per un anno alla Cristoforo Colombo. Quello è stato uno dei set più divertenti oltre a, non posso non citarli, “Faccio un salto all’Avana” con Brignano e Pannofino, poi Checco Zalone con “Che bella giornata”. Io mi sono sempre trovata benissimo. Invece all’estero è stato incedibile girare a Puerto Rico “Reclaim” con John Cusack, Rayan Philippe, con un’attrice straordinaria australiana, Jacki Weaver, che mi ha insegnato tantissimo. E poi “The american” con George Clooney, “Benvenuto al mondo” con Giorgio Castellitto e poi “Infidel”, una delle esperienze più belle che mia sia capitate in assoluto.

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Isabelle Adriani (ufficio stampa)

“Infidel”, cosa ci può raccontare riguardo al nuovo film?

Poco perché sta per uscire anche in Italia. Però posso dire una cosa molto particolare. In questo film ho un ruolo molto misterioso e intrigante. Durante questa esperienza, sul set, sono dovuta salire su un mezzo di trasporto molto pericoloso e mi sono ferita, veramente. A questo punto si pensava di fermare le riprese perché mi ero fatta male, perché io non avevo voluto la controfigura e avevo preferito fare io le scene. Ho deciso di farlo lo stesso, avevo il copilota vicino e dovevo guidare questo elicottero. Solo che avevo avuto questo piccolo trauma, credo sia stato uno dei momenti di maggior paura in tutta la mia vita.

Qual è il messaggio di questo film?

È un inno alla libertà personale, di culto, politica. In qualche maniera spero che sia letto nel modo giusto, cioè come un messaggio di pace e di unione tra le culture, le religioni e i popoli, piuttosto che come un thriller politico da una parte e dall’altra.

Come riesce a conciliare vita privata con il lavoro?

Mi sono sposata una settimana prima della chiusura. Ho dovuto fare delle scelte, perché io vivevo negli Stati Uniti, a Los Angeles e mio marito mia in qualche modo salvata. Io insegnavo, recitavo lì però se mio marito non mi fosse venuto a prendere e non mi avesse chiesto di sposarlo, probabilmente a quest’ora saremmo ancora separati. Mio marito è un uomo incredibile, quindi sapeva quali tasti toccare per farmi scegliere. Ho delle grandi responsabilità, perché sono entrata in una famiglia che ha una storia di più di mille anni e rispetto sia le tradizioni che le cose da fare. Lui non mi ha mai impedito di lavorare, anzi.

Per voi attori com’è lavorare in questo periodo particolare?

Diciamo non sempre, ci sono comunque delle produzioni che sono partite in sicurezza e che stanno andando avanti. Io avevo una serie Amazon che invece è stata rimandata e un film da girare a Roma anche quello rimandato.

Un’ultima domanda. In tre parole cos’è per lei la recitazione?

La mia più grande passione sono le fiabe. Ma in realtà la recitazione io l’ho cominciata proprio con le fiabe. La recitazione è stata una soddisfazione, una gioia. E’ una cosa meravigliosa, puoi vivere mille vite piuttosto che una, fare l’attore è anche terapeutico.

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Beatrice Manocchio