Coronavirus, da Verona l’allarme: “Ospedali più pieni che a marzo”

Coronavirus, quasi 12.000 nuovi contagi nelle ultime 24 ore. Da Verona: “Qui è peggio che a marzo. Serve il personale”

Claudio Micheletto (foto dal web)
Claudio Micheletto (foto dal web)

Sono 11.705 i nuovi contagi nelle ultime 24 ore secondo il bollettino del Ministero della Salute. Rispetto a ieri, l’aumento è di 780 unità ed in aumento sono anche i decessi (69 contro 47).

Stiamo facendo una chiamata alle armi, dobbiamo richiamare medici e infermieri. Qui è peggio che a marzo”. Parla veloce al telefono con l’ANSA Claudio Micheletto, direttore dell’unità di pnenumologia dell’Azienda ospedaliera di Verona, dove da ieri è stato riaperto il reparto riservato ai pazienti Covid.

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Il dottore intervistato al telefono ha aggiunto: “Sto entrando adesso in reparto. Dobbiamo allargare la disponibilità di posti. Quando parlo di marzo, non dico certo nei numeri, allora avevamo 180 pazienti e 60 terapie intensive in totale in azienda. Però il flusso è continuo: adesso a Borgo Trento abbiamo 22 ricoverati in malattie infettive, pieno, e 6 in rianimazione, pieno. Da noi in pneumologia a Borgo Trento, ci sono 20 letti occupati, e dobbiamo allargare. Ne aggiungiamo altri 6, ma il problema non sono i posti, serve il personale”.

Micheletto, “Temo che questa notte si sia innescata una pesante recrudescenza”

Solo sabato il dottor Micheletto aveva scritto un post su Facebook parlando dello stato dell’arte delle cose nel capoluogo veneto. “Ieri abbiamo riaperto. Siamo rientrati nel padiglione 13, un piccolo Ospedale dedicato solo al Covid 19. Termino una notte allucinante, continui ricoveri, mi sembra di rivedere un film già visto. Temo che questa notte – aggiunge – si sia innescata una pesante recrudescenza: pronti soccorso strapieni, tante persone con sintomi. Non mi ricordo chi ha detto che il virus era clinicamente morto. Dopo 24 ore consecutive di lavoro forse perdo la memoria“.

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Un appello all’attenzione – sempre riportato dall’Ansa – anche dalla presidente della Società Italiana di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), Flavia Petrini: “Serve assoluto rigore, vediamo 50enni che si ammalano gravemente, sono persone che hanno una vita sociale attiva. Il peso maggiore non è ora sulle terapie intensive ma il virus gira in Italia in modo generalizzato e le regioni che erano meno attrezzate lo subiscono di più”.

Covid-19
Covid-19 (web)

E ancora: “Oggi abbiamo una contaminazione sociale e familiare e il prossimo dpcm punta ad aumentare la consapevolezza su quanto conta ridurre le interazioni sociali. Serve rallentare le attività”.

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