Pakistan, tredicenne cattolica rapita e costretta alle nozze

Pakistan, Fatima Arzoo Raja, 13enne cattolica di Karachi, è stata rapita e costretta alle nozze. Riporta la notizia l’Agenzia Fides

pakistan nozze
Tredicenne rapita in pakistan (foto dal web)

Questa è l’ennesima storia accaduta in Pakistan di bambine rapite e costrette alle nozze. Oggi la protagonista è Fatima Arzoo Raja, 13enne cattolica di Karachi, rapita, obbligata a convertirsi all’Islam e poi a sposare un musulmano molto più vecchio di lei, l’uomo si chiama Ali Azhar e ha 44 anni. Il sequestro è avvenuto la mattina del 13 ottobre. Come racconta a Fides Nasir Raza, l’attivista per i diritti umani che assiste la famiglia: “Fatima stava giocando in casa, è uscita per andare in un negozio, poi non è più tornata – ha spiegato – Dopo la sua scomparsa, la famiglia ha sporto denuncia alla polizia contro ignoti intorno alle 17 del 13 ottobre”.

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Pakistan, l’accaduto e il caso archiviato

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Pakistan nozze (pixabay)

La polizia ha archiviato il caso in quanto, la sera del 14 ottobre, l’avvocato del rapitore ha presentato alle autorità i documenti che, a suo dire, darebbero piena legittimità all’operazione: una dichiarazione, firmata da Fatima Arzoo, che attesta la sua libera volontà per la conversione e per il matrimonio; il “certificato di conversione all’islam” e il certificato di matrimonio. Nulla hanno potuto i genitori, che pure hanno fornito il certificato di nascita della ragazza e si sono richiamati alla legge che vieta il matrimonio sotto i 18 anni di età. Secondo il diritto islamico, invece, le nozze sono possibili: 13 anni per le ragazze, 15 anni per i ragazzi. Quindi secondo i difensori della famiglia, la firma di Fatima sui documenti presentati dal rapitore le è stata estorta con la forza.

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Pakistan nozze
Pakistan (pixabay)

“Ogni anno almeno 1.000 donne cristiane e indù vengano rapite e costrette a convertirsi e sposare il loro aggressore –  rileva l’Ong “Human Rights Commission of Pakistan”, in una nota inviata all’Agenzia Fides – Molte famiglie non denunciano il reato o ritirano le loro denunce, di fronte alle minacce contro altri membri della famiglia.

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