Don Giovanni Usai, il prete condannato a 7 anni per prostituzione

Dopo 10 anni arriva la condanna. Il prete che sfruttava le ospiti della sua comunità per ottenere il denaro dall’attività illecita e consumare rapporti sessuali con le medesime. Condannato a 7 anni.

Oristano Prostituzione
Don Giovanni Usai (foto dal web)

Oristano. Don Giovanni Usai viene condannato a 7 anni di reclusione. Un lungo processo, durato un decennio. I reati contestati sono favoreggiamento alla prostituzione, escluso successivamente dal Capo d’Imputazione il reato di violenza sessuale. Le attività illecite infatti partono proprio dalla comunità – Il Samaritano di Arborea –  di cui si occupava lo stesso prete. Le ospiti della comunità si prostituivano ricavando degli illeciti guadagni. Il prete otteneva a sua volta delle prestazioni sessuali dalle medesime, soprattutto dalle ospiti giovani. L’uomo è stato arrestato nel 2010 e processato. Solo 10 anni dopo arriva la condanna, il prete ha oggi 76 anni. L’Imputato ha sempre respinto le accuse formulate nei suoi confronti.

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Don Giovanni Usai, la tesi difensiva

Oristano prostituzione
Processo a Don Giovanni Usai (foto dal web)

I Legali del Prete hanno difeso il loro assistito sottolineando quanto di positivo il prete sardo avesse fatto per la società, fondando nel lontano 1983 la comunità. Imputati anche due nigeriani per aver contribuito a gestire gli affari illeciti correlati alla prostituzione; nel dettaglio, secondo l’Accusa si occupavano di gestire i contatti con i clienti e le ospiti della comunità. Accusato di conoscere gli affari illeciti della struttura e di aver preteso un rapporto sessuale con un’ospite promettendo un’offerta di lavoro remunerata all’interno della comunità, Don Usai si definisce “Vittima di un complotto”.

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Oristano prostituzione
Don Giovanni Usai (foto dal web)

Il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna a 6 anni mentre la difesa spingeva verso l’assoluzione ritenendo che il fatto non sussistesse. Inoltre accusavano l’iter del procedimento. In generale sostenevano che quello in corso fosse un “processo inquinato” e pertanto poco chiaro.

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