Chat dell’orrore: sfocia la pedopornografia su Telegram e Whatsapp

Maxioperazione internazionale in diversi gruppi Telegram e Whatsapp per contenuti pedopornografici. Oltre 3000 uomini indagati.

Chat whatsapp
Chat whatsapp (Getty Images)

Oggi, mercoledì 16 dicembre, più di 15 persone sono state arrestate dalla polizia postale italiana a causa di pubblicazione e condivisione di materiale pedopornografico in chat. Le reti sociali erano perlopiù composte da centinaia di persone, italiane e straniere, che si scambiavano quotidianamente foto e video di pornografia infantile tramite servizi di chat online, quali Telegram e WhatsApp. Gli agenti sono riusciti a camuffarsi tra gli utenti delle note applicazioni di messaggistica e, sotto copertura, sono riusciti a risalire a 432 colpevoli.  Secondo quanto riferiscono gli investigatori, le vittime riprese dalle immagini e video osceni sono tutti ragazzi e ragazze di età inferiore ai 18 anni, bambini, anche di tenera età e persino neonati.

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Da studenti a impiegati: i responsabili della condivisione illegale

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telegram (Getty Images)

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I responsabili della condivisione di materiale pedopornografico sono numerosi: i criminali hanno tutti una fascia d’età compresa tra i 20 e i 50 anni. Si parla di studenti, impiegati e disoccupati: 431 pedofili, di cui 81 di nazionalità italiana. Dall’alba di questo mercoledì, più di 300 uomini della polizia postale si sono mobilitati in perquisizioni e arresti in flagranza: 18 regioni e 53 province italiane. Il reato ha coinvolto anche persone di nazionalità estera. Di conseguenza, il caso è divenuto in brevissimo tempo un’indagine investigativa a livello internazionale. Gli agenti di tutto il mondo sono riusciti a individuare oltre 159 gruppi Telegram e Whatsapp, 16 dei quali appartenevano ad associazioni a delinquere. In Italia, Lombardia e Campania sono le regioni maggiormente colpite dall’attività criminale.

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WhatApp (Getty Images)

Durante le perquisizioni, gli agenti hanno sequestrato il materiale illecito e i relativi supporti e dispositivi informatici dove i file sono stati archiviati.

Fonte Ansa