Omicidio di Lecce, nessun pentimento di Antonio De Marco: il contenuto della consulenza

Antonio De Marco, il 21enne reo confesso dell’omicidio della coppia dei fidanzati di Lecce, pare non si sia pentito del suo atroce gesto. Richiesta perizia psichiatrica.

Omicidio macerata Pamela Mastropietro Appello
Tribunale (Getty Images)

Antonio De Marco, lo studente di scienze infermieristiche che aveva annotato sul suo diario le sue intenzioni omicide, non sarebbe pentito. Secondo quanto riportato dalla redazione de Il Quotidiano di Puglia, lo avrebbe dichiarato lui stesso ai suoi psichiatri forensi Francesco Carabellese, Elio Serra e Michele Bruno in una consulenza. Pensava che con quel gesto Dio o l’Universo gli avrebbero regalato una ragazza.

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Antonio De Marco, nessun pentimento: “Credevo che in cambio avrei avuto una ragazza”

Antonio De Marco non si pente
Antonio De Marco, Foto dal Web

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Pensavo che dopo aver compiuto il gesto potesse cambiare qualcosa, credevo di trarne soddisfazione, che avrei avuto in cambio una ragazza, che mi fosse data da Dio o dall’Universo”. Queste sarebbero state le parole di Antonio De Marco secondo quanto riporta la redazione de Il Quotidiano di Puglia.

La consulenza degli avvocati difensori Giovanni Bellisaro e Andrea  Starace, allegata alla richiesta di una perizia psichiatrica che giungerà al presidente della Corte d’Assise Pietro Baffa, riporta che il motivo della ferocia con la quale sono state inferte le coltellate a Eleonora Manta e Daniele De Santis risiederebbe nella paura di fallire, originata dalla scarsa autostima.

La consulenza collegiale dovrà stabilire gli estremi delle responsabilità penali di De Marco, rilevare il livello di consapevolezza di quanto stesse pianificando e compiendo.

Si sono nel frattempo espressi i periti di parte, che non hanno mostrato sorpresa per l’assenza di pentimento incontrato nell’assassino, poichè coerente con la sua personalità, riporta il Quotidiano di Puglia le parole della consulenza: “L’esaminato appare consapevole delle sue condotte in essere e ne accetta le conseguenze, ma non sembra aver maturato il senso di colpa, e se così fosse dimostrerebbe di aver acquisito coscienza critica di sè e della realtà, la sua assenza infatti appartiene alle condotte compiute negli stati psicotici, egli continua a mantenere autisticamente un distacco vitale dall’ambiente circostante“.

Il mondo eretto nei suoi pensieri, le pagine del suo diario, costituivano il rifugio dalla sua inadeguatezza ed è lì che sarebbe nato l’atto delittuoso, come dichiarano i periti.

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Martina Rossi falsa testimonianza
(Getty Images)

Nella consulenza viene inoltre aggiunto, riportato dal Quotidiano di Puglia, che a far precipitare il corso degli eventi potrebbe essere stato il confronto con la sua maldestra inefficacia, come in tutto il resto della sua vita, e questo avrebbe provocato la crisi che ha condotto alla ferocia dell’omicidio.