Coronavirus, in Italia la variante inglese fa paura. Aumenta il rischio di morte

L’Istituto Superiore di Sanità chiede delle restrizioni immediate per fermare le varianti. Migliaia i casi in Italia nelle ultime settimane.

Coronavirus bollettino Italia febbraio
(Getty Images)

Continuano a preoccupare le varianti del Covid in Italia. Ecco perché l’Istituto Superiore di Sanità ha chiesto delle restrizioni immediate per fermarle. Sono tantissimi i casi nelle ultime settimane e adesso i dati iniziano a fare paura. La variante inglese colpisce sempre di più i giovani e bambini e si diffonde in modo più veloce. E’ questo il motivo per cui bisogna evitare una terza ondata che comporterebbe un aumento tra il 40 e il 60% del rischio di ospedalizzazione e di morte.

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Diverse le regioni d’Italia colpite dalla variante inglese.

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“Un errore allentare le misure”. E’ questo il pensiero degli esperti che chiedono di aumentare le restrizioni in tutto il paese così da contenere la diffusione delle varianti. Diverse le regioni colpite, la Puglia per esempio conta tra il 15 e 16% di casi di variante rispetto al totale dei positivi. La paura però è che essendo un virus più contagioso, nelle prossime settimane la situazione possa peggiorare ed essere fuori controllo. In Campania invece, un caso ogni quattro è colpito dalla variante inglese del Covid. Ecco perché l’Unità di Crisi sta cercando di mantenere alta la guardia per evitare un aumento esponenziale dei casi.

Diversi gli studi effettuati nelle ultime settimane sulle varianti. Tra questi uno da parte della London School of Hygiene & Tropical Medicine ha dimostrato che su 3.382 decessi di sudditi di Sua Maestà, 1.722 sono stati infettati dalla variante inglese con un 58% in più di rischio di morte. In Gran Bretagna quasi il 90% dei casi sono stati colpiti dalla variante inglese. In Francia e in Germania la prevalenza è del 20% circa. L’Istituto Superiore di Sanità teme un aumento esponenziale in Italia dei casi da variante inglese che potrebbe essere difficile da controllare. La preoccupazione più grande è che se nell’arco di 5 o 6 settimane il ceppo B.1.1.7 prende il sopravvento, andrebbe a quel punto a sostituire completamente o quasi l’altro ceppo circolante nel nostro Paese.

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Gli esperti però continuano a chiedere delle misure più restrittive. Il virologo Crisanti per esempio dice: “Ci voleva un lockdown a Natale, ora basta con i test rapidi che sono come una pistola ad acqua contro il virus”. Poi c’è chi sostiene che sarebbe meglio un “lockdown ora, invece che domani quando la situazione non sarà più sotto controllo“. Ma soprattutto la richiesta principale è che venga accelerato il processo di vaccinazione in modo da poter avere più copertura sulla popolazione.