Plastica riciclata, quello che non sapevate: quale e perché finisce nell’oceano

Alcuni rifiuti in plastica che si crede vengano riciclati in realtà finiscono nell’oceano: recente studio svela quali e perché.

Plastica riciclata oceano inquinamento studio
(Getty Images)

Limitare l’utilizzo di plastica andrebbe inteso come un dovere. Il tanto pratico quanto nocivo materiale, infatti, è il maggior responsabile dell’inquinamento, soprattutto quello delle acque del Nostro Pianeta. Perché molti rifiuti in plastica finiscono proprio negli oceani, purtroppo anche quelli che si crede siano stati riciclati. A svelarlo un recente studio condotto  dall’Institute for Sustainable Futures e dal Center for International Economics incaricati dal Dipartimento dell’Agricoltura, dell’Acqua e dell’Ambiente australiano.

Leggi anche —> Coca Cola lancia sul mercato le nuove bottigliette con il 50 % di plastica riciclata

Plastica riciclata, quale finisce comunque nell’oceano e perchè

Plastica
(Getty Images)

Leggi anche —> Riciclo imballaggi di plastica, Corte dei Conti UE scettica sugli obbiettivi

Lo studio ha valutato il modo in cui il commercio globale di rifiuti di plastica contribuisce all’inquinamento marino. Il team di esperti che lo ha condotto ha riscontrato che la maggior parte di dispersione nelle acque si registra in prossimità di quei paesi ove la plastica viene spedita per essere riciclata. Nel caso di specie l’Australia la invia alla Cina. A finire negli oceani, soprattutto quei materiali di scarso valore come ad esempio coperchi di contenitori o tappi. Come mai?

La ricerca, riporta The Conversation, ha spiegato che sono due le maggiori tipologie di plastica che entrano a far parte del mercato:

  • Il PET utilizzato soprattutto per le bevande e gli alimenti d’asporto
  • L’ HDPE impiegato soprattutto per il packaging

Seguono poi, in misura molto ridotta, polipropilene, polietilene a bassa densità, polistirene ed altre plastiche miste. A finire sotto la lente di ingrandimento gli imballaggi composti proprio da quest’ultimo gruppo di plastiche. A causa della loro composizione, i differenti materiali al suo interno sarebbero difficili da separare, e sempre per la sua poca versatilità avrebbe uno scarso valore.

Molti Paesi, come la Cina, per tale ragione 3 anni fa hanno deciso di vietarne l’importazione. Il mercato si è quindi trasferito in Sati come Vietnam, Thailandia, Malesia e Indonesia . I grandi esportatori, invece, sono rimasti Europa, Giappone e Stati Uniti

Grazie a questi dati si è scoperto appunto che la maggior parte dell’inquinamento si registra proprio nei Paesi che ricevono la plastica da riciclare. Questo perché, quelle residue e di più basso valore, dopo che sono stati effettuati i recuperi delle parti “nobili”, finirebbero nell’acqua. Ma perché ciò accade. In sostanza, nel sud-est asiatico, solo i riciclatori registrati possono importare rifiuti di plastica. Tuttavia a causa dell’ingente mole ricevuta, tali soggetti si affidano a terzi che a volte non sono accreditati.

Sono proprio loro che, non soggetti a controllo, riversano gli scarti in acqua o addirittura delle volte li bruciano, creando fumi tossici dannosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Se vuoi essere sempre informato in tempo reale e sulle nostre notizie di gossip, televisione, musica, spettacolo, cronaca, casi, cronaca nera e tanto altro, seguici sulle nostre pagine FacebookInstagram e Twitter.

Microplastiche nel cibo, dove si trovano e come possono contaminare gli alimenti
Plastica spiaggia (Foto di Sergei Tokmakov, Esq. da Pixabay)

I loro impianti, spesso, quando lavano la plastica, non si preoccupano del fatto che piccoli scarti finiscano nelle acque reflue e a loro volta poi nei corsi d’acqua.

M.S.