La piccola Nabody non ce l’ha fatta: l’arresto cardiorespiratorio

La bambina di 24 mesi era stata trasferita d’urgenza in ospedale, dove era in terapia intensiva dallo scorso martedì.

La piccola immigrata di 24 mesi era stata trasportata all’ospedale materno-infantile di Las Palmas, in codice rosso. Siamo in Gran Canaria; precisamente al C.H.U. Insular-Materno Infantil, dove la piccola era in terapia intensiva dallo scorso martedì (16 marzo). Secondo quanto riportano le fonti di stampa locali, la bambina originaria della Repubblica del Mali (Africa) era inizialmente riuscita a riprendersi da un brusco attacco cardiorespiratorio grazie all’intervento degli operatori sanitari della Croce Rossa. “L’abbiamo stesa a terra; indossato i guanti che avevamo in tasca; le abbiamo tagliato i vestiti e abbiamo iniziato a rianimarla.“, ha riferito l’infermiere Atochero.

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Nabody: la diciannovesima vittima in Gran Canaria

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Migranti Tunisia (Getty Images)

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Martedì 16 marzo il personale medico della Croce Rossa era riuscito a rianimare la piccola Nabody al molo di Arguineguín. La giovane paziente era stata prelevata dal gommone su cui viaggiava: sul mezzo erano presenti altri otto bambini, due di loro in gravi condizioni e deceduti poco dopo. La situazione sul barcone è sempre un vero dramma: “c’erano gravi casi di ipotermia, disidratazione e ulcere, nonché ferite estremamente dolorose a causa del contatto con l’acqua salata.

Lo scorso martedì Nabody era stata trasferita nella struttura ospedaliera locale, in Gran Canaria. Tuttavia, nonostante il lungo ricovero, la piccola non ce l’ha fatta. Lo ha annunciato il personale medico dell’ospedale di Las Palmas: Nabady è morta questa domenica (21 marzo) per arresto cardiorespiratorio. Su Twitter, il presidente del governo Pedro Sánchez e il leader dell’opposizione Pablo Iglesias hanno espresso il loro dolore per la perdita della giovanissima migrante.

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Atochero e Vela hanno rilasciato diverse interviste dopo il tentativo di salvataggio. Entrambi gli infermieri confessano il disagio: “Non siamo notiziari, siamo solo testimoni e la notizia è che nel XXI° secolo ci sono ancora persone che devono fuggire dai loro paesi in questo modo.

Fonte El Mundo