Terapie intensive, quali sono le Regioni che hanno superato la soglia critica

Cresce la pressione sulle strutture sanitarie causa Covid-19: ben 14 le Regioni in cui l’occupazione delle terapie intensive ha superato la soglia critica del 30%.

Coronavirus terapie intensive 14 regioni
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Ad un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria, pare che sforzi e chiusure non abbiano sortito gli effetti desiderati. Se prima la corsa era alla scoperta del vaccino, oggi che ne sono stati prodotti diversi l’affanno si registra nell’ottenimento delle dosi. E così la campagna vaccinale, almeno in Italia, stenta a decollare ed i casi non accennano a diminuire, quantomeno in maniera significativa. Così come non mostra cenni di sollievo la pressione sulle strutture sanitarie. Anzi, in ben 14 Regioni l’occupazione dei reparti di terapia intensiva avrebbe superato la soglia critica del 30%.

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Terapie intensive, 14 regioni oltre soglia critica

Coronavirus bollettino Italia gennaio
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Sono ben 14 le Regioni ad aver superato la soglia critica del 30% relativamente all’occupazione dei posti in terapia intensiva. A divulgare i dati l’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali). Secondo le attuali rilevazioni il tasso di positività in Italia avrebbe raggiunto quasi il 7% per un totale – stando al bollettino del Ministero della Salute di ieri- di 3.743 soggetti ricoverati in terapia intensiva. Sull’intero territorio nazionale la soglia critica di occupazione è stata superata di 11 punti (41% rispetto al 30% fissato come limite).

In particolare le Regioni in cui si registrerebbe maggior pressione sono Lombardia, Trento, Piemonte, Marche e Valle d’Aosta. Non meglio in Friuli, Emilia, Toscana, Lazio e Puglia. Infine, un quadro preoccupante ma meno critico lo registrano Liguria e Abruzzo, chiude la Campania.

La questione relativa alle terapie intensive ed al loro sovraffollamento era già stata palesata lo scorso week-end in occasione del report settimanale del Ministero. Il professor Gianni Rezza aveva, come riporta Fanpage, reso noto che il Paese stava assistendo ad un aumento dei contagi che erano frutti di periodi precedenti. Sarebbe dovuto trascorrere del tempo prima di vedere la curva scendere e soprattutto per assistere ad una diminuzione della pressione sulle strutture sanitarie. La trasmissione, precisò Rezza, stava calando. Dato inversamente proporzionale agli ingressi in Ospedale.

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Inoltre, da non sottovalutare il dato per cui la maggior parte dei pazienti affetti da Covid-19 (quasi la totalità) ora risulta colpito dalla cosiddetta variante inglese che in poco meno di due mesi ha sostituito la versione originaria del virus.