Scomparsi | Magdì, un’indagine per omicidio archiviata ed ancora tante domande

Ibrahim Abdou Akl detto Magdì è scomparso il 2 agosto del 2017: autista in una ditta, dell’operaio di origini egiziane si perse ogni traccia.

Abdou Ibrahim Akl Magdì
Abdou Ibrahim Akl detto Magdì (Twitter – Francesco Mennillo)

Ibrahim Abdou Akl, meglio noto come Magdì è scomparso a Milano il 2 agosto 2017. Di origini egiziane, viveva in Italia da ben 20 anni e proprio nel Bel Paese aveva trovato un’occupazione come autista all’interno di un’azienda lombarda. Proprio il luogo di lavoro di Magdì assume un ruolo chiave all’interno del suo caso.

Dopo alcuni mesi dalla denuncia di scomparsa, infatti, la Procura di Milano aprì un’indagine per omicidio volontario a carico del suo datore di lavoro. Per gli inquirenti dietro la misteriosa sparizione dell’uomo poteva celarsi la sua morte, avvenuta per ragioni di tipo economico.

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Ibrahim Abdou Akl detto Magdì, il caso dell’operaio scomparso a Milano nel 2017

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Nessun cadavere e nessuna notizia, solo la sua scomparsa. Questo è quanto oggi si sa di Ibrahim Abdou Akl detto Magdì. L’uomo, addetto ai trasporti in un’azienda lombarda, sarebbe svanito nel nulla il 2 agosto del 2017 all’età di 60 anni.

Ma chi era Magdì? Un uomo di origini egiziane, trasferitosi in Italia sul finire degli anni ’90 che nel nostro Paese aveva trovato lavoro. Un impiego decisamente massacrante, ma ben remunerato tanto da consentirgli di inviare denaro alla sua famiglia rimasta in patria. Magdì era dedito al lavoro, non aveva vizi ed il suo unico svago pare fosse la colazione al bar con gli amici la domenica mattina.

A sporgere denuncia il cognato, preoccupato per le sorti del suo caro. A distanza di sette mesi dall’esposto, una svolta. La Procura di Milano convocò presso i suoi uffici il datore di lavoro dell’operaio ritenendo che potesse essere responsabile del suo omicidio. Secondo quanto riscostruito dagli inquirenti, pare che Magdì si sarebbe trovato all’interno della fabbrica almeno fino alle 19:30. Un orario certo, in quanto a quell’ora avrebbe firmato un documento dopodiché sarebbe svanito nel nulla. Nel medesimo lasso di tempo, in sede si trovava anche l’indagato: almeno questo quanto emerso dall’analisi delle celle telefoniche che lo collocavano in fabbrica alle 20:05. Il suo cellulare sarebbe stato poi spento e ciò fino alle 22, quando risultò nuovamente acceso agganciando la cella della propria abitazione.

È proprio in quelle ore dalle 20:05 alle 22 che qualcosa sarebbe accaduto, qualcosa che aveva a che vedere con Magdì. Ma perché mai il datore di lavoro avrebbe voluto eventualmente uccidere l’operaio? Anche a tale quesito gli inquirenti avanzarono un’ipotesi. Pare che tra i due fosse sorta una questione di carattere economico. Il 60enne voleva che gli venisse liquidato il proprio TFR (Trattamento di Fine Rapporto) in quanto avrebbe voluto far rientro in Egitto. A suo dire il calcolo ammontava a 100mila euro. Una cifra contestata dal datore di lavoro, il quale affermava che di spettanza ne sarebbero stati solo 25mila. Una diatriba che aveva visto coinvolti anche degli avvocati i quali avevano esperito un tentativo di conciliazione tra i due.

L’inchiesta tuttavia naufragò in nulla di fatto, la Procura all’esito di ulteriori indagini chiese l’archiviazione. Decisione, questa, commentata dal cognato di Magdì, Ahmed Elmowafi, il quale rilasciò un’intervista alla redazione de Il Giorno in cui si diceva dispiaciuto ed amareggiato. L’uomo, in quel frangente, tenne a precisare che mai si sarebbe potuto trattare di un allontanamento volontario. Magdì non si era mai concesso gite o viaggi fuori porta, quando lasciava l’Italia lo faceva solo per tornare dalla sua famiglia in Egitto. Per Ahmed l’unica spiegazione era quella che il cognato fosse stato ucciso all’interno dell’azienda in cui lavorava. Nel corso dell’intervista raccontò anche di un episodio increscioso: pare che Magdì una volta venne colpito con un pugno al volto e che addosso gli venne lanciata una cassetta di frutta. Stando a quanto riferito dal cognato, il 60enne aveva già vinto una causa contro il suo datore di lavoro ed i rapporti tra le parti erano ormai giunti al capolinea.

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Magdì, riferì in chiosa il cognato, era preoccupato. Prima della scomparsa sembrava aver timore di qualcosa. Purtroppo ad oggi di lui non si sa  nulla e la sua famiglia cerca ancora delle spiegazioni.