Disastri aerei, Volo Flash Airlines 604: 148 vittime, 0 sopravvissuti

La tragedia ad alta quota risale al 3 gennnaio 1994, quando il Boeing 737-3Q8 precipitò nel Mar Rosso. Varie ipotesi sulle cause del dramma.

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Le autorità egiziane setacciano le acque del Mar Rosso alla ricerca di corpi e detriti il ​​3 gennaio 2004 vicino alla località turistica egiziana di Sharm el-Sheikh, Egitto. (Getty Images)

Un disastro aereo che spicca nell’archivio storico porta il nome del Volo Flash Airlines 604. La linea era stata affidata al Boeing 737-3Q8. Quel 3 gennaio 1994, l’aeromobile trasportava a bordo 148 occupanti, distribuiti in 142 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. Vi sono diverse ipotesi sull’origine dell’incidente. Secondo il Ministero dell’Aviazione egiziano (MCA) la causa risiederebbe in un guasto meccanico; precisamente in un errore nel software. Di parere differente sono l’associazione investigativa indipendente statunitense (NTSB) e l’equivalenze agenzia francese (BEA), i cui membri puntano il dito tutto all’interno del cockpit: alla base della tragedia vi sarebbe un disorientamento spaziale causato da inadeguato addestramento dell’aviatore. Il bilancio delle vittime fu drammatico: 148 morti. Nessun sopravvissuto.

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Le dinamiche dell’incidente

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Aereo (getty images)

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Il Boeing lasciò l’Aeroporto Internazionale di Sharm el-Sheikh, Egitto alle ore 04:42 EET, in direzione della stazione di Parigi-Roissy, in Francia, con scalo previsto all’Aeroporto Internazionale del Cairo. Seduto nel cockpit vi era l’aviatore Abdullah Khadr, coadiuvato dalla supervisione del copilota Amr Shaafei. Il pilota considerato il più esperto tra i comandanti egiziani. Il giorno dell’incidente, Andullah Khadr aveva accumulato oltre 7000 ore di volo durante la sua lunga carriera all’interno dell’Aeronautica militare egiziana.

I guai iniziarono durante la manovra di salita, quando l’aviatore fece deliberatamente virare il Boeing per intercettare la radiale 306 del VOR di Sharm el-Sheikh e immettersi nella rotta diretta al Cairo. Il copilota avverti Khadr che, contrariamente alle sue aspettative, il velivolo stava in realtà ruotando verso destra. In aggiunta, a bordo si era accesa la spia relativa a eccessivo bank angle (angolo di virata). Su ordine del comandante, il secondo pilota riassettò l’apparecchio in posizione orizzontale. In seguito, l’incubo: l’aereo riprese a virare verso destra, raggiungendo un angolo di rollio di 50°, un valore decisamente maggiore rispetto alla soglia di sicurezza.

L’inclinazione raggiunge in breve tempo i 111°; l’asse longitudinale iniziò a pendere verso il basso di 43°. Di conseguenza, il Boeing iniziò a perdere quota a ritmi sempre più incontrollati, fino a raggiungere i 1 060 metri di altitudine. La cabina di pilotaggio rispose tentando di spostare in posizione Idle per ridurre al minimo la potenza dei motori. Il velivolo sembrava finalmente assestato quando all’improvviso iniziò a suonare l’allarme di eccessiva velocità. Incapace di riprendere quota, l’aereo precipitò nel Mar Rosso alla velocità di 770 km/h. L’impatto fu violentissimo: il Boeing si distrusse all’istante. Nello schianto morirono tutti gli occupanti, compresi i membri dell’equipaggio.

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Le autorità egiziane setacciano le acque del Mar Rosso alla ricerca di corpi e detriti il ​​3 gennaio 2004 vicino alla località turistica egiziana di Sharm el-Sheikh, Egitto. (Getty Images)

In assenza di aggiornamenti, il volo fu inizialmente inserito nella lista dei ritardi dai funzionari aeroportuali di Charles de Gaulle. La tragica notizia fu annunciata solo due ore dopo l’orario di atterraggio.