Seid Visin, l’ex Milan si è suicidato: i motivi del folle gesto

Seid Visin, l’ex del Milan, si è tolto la vita a soli 20 anni. Una vita spezzata con le proprie mani. È stato rinvenuto ieri morto nella sua abitazione

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da SPIRITUAL SOCCER 🇮🇹 (@spiritualsoccer)

L’ex giocatore del Milan Seid Visin si è suicidato a soli 20 anni. Il giovane è stato ritrovato nella sua abitazione senza vita. Era nato in Etiopia ma era stato adottato da due genitori di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Giocava nel settore giovanile del Milan ma aveva da alcuni anni smesso di allenarsi. Militò anche nel Benevento. Solo oggi è stata ritrovata una lettera che Seid aveva scritto alla sua psicologa, in cui c’è spiegato il disagio che sentiva per l’odio che alcuni gli riversavano addosso solo a causa del colore della pelle.

Il “Corriere della Sera” ha riportato questa missiva: “Sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto. Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE -> Amici, il grande cantante ricoverato per emorragia celebrale: “Condizioni gravi”

Seid Visin, la lettera d’addio del giovane calciatore

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Gio Andrea Barra (@gioandreabarra)

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE -> Dramma in un’abitazione: muore bambino di soli due anni

Seid sentiva molto il peso della sofferenza e il problema ancora insito in molti italiani del razzismo nei confronti delle persone che hanno un colore diverso della pelle. La lettera continua con queste parole: “Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovassero lavoro. Dentro di me è cambiato qualcosa. Come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, bianco”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Carmen Vicinanza (@carmenvici)

La lettera poi continua e finisce con un pensiero molto profondo: Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita””.