Scomparsi | Erika Pierno: una valigetta piena di foto ed un indirizzo

Erika Pierno, ragazza scomparsa da Torino il 27 giugno del 1993 quando aveva solo 21 anni: il giallo della sua sparizione si infittì alcuni anni dopo.

Erika Pierno
Erika Pierno (screenshot Chi l’ha visto?)

Era una ragazza indipendente Erika Pierno. Viveva da sola, ma sempre mantenendo rapporti con la sua famiglia. Prima della sua scomparsa numerosi vicissitudini si erano registrate nella sua sfera privata. La ragazza pare fosse entrata in un brutto giro e che fosse finita nel vortice della droga. Tutto sarebbe successo dopo una sua frequentazione con un ragazzo che pare fosse tossicodipendente.

Il 27 giugno del 1993 di lei, dalla sua Torino, si perde ogni traccia. La madre dell’allora 21enne non ha mai smesso di sperare e di lanciare appelli affinché venga fuori la verità su quanto accaduto.

Erika Pierno, scomparsa da Torino il 27 giugno del 1993: la storia della 21enne svanita nel nulla

Aveva solo 21 anni quando scomparve da Torino Erika Pierno. Viveva da sola e da un po’ di tempo pare fosse stata risucchiata dal vortice della droga. La giovane aveva conosciuto un ragazzo, il quale si scoprì all’epoca avere problemi di tossicodipendenza. Una relazione che la trascinò nel baratro e su cui molto indagarono gli inquirenti.

Erika Pierno
Erika Pierno (screenshot Chi l’ha visto?)

La famiglia di Erika nell’estate del ’93 presentò denuncia di scomparsa. Seppur la ragazza fosse autonoma ed indipendente aveva sempre continuato a mantenere i rapporti con i suoi cari. Proprio questi ultimi, preoccupati per le mancate risposte della 21enne, fecero scattare immediatamente la macchina delle ricerche.

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Ad occuparsi del caso anche la redazione di “Chi l’ha visto”. Dopo la messa in onda della puntata riguardante il giallo della scomparsa di Erika, alla trasmissione giunse un’importante segnalazione. Un uomo disse di aver riconosciuto la ragazza e di averla incontrata varie volte alla Stazione di Roma Termini. Proprio quest’ultima gli avrebbe detto di chiamarsi Erika e di venire da Torino. Il telespettatore riferì anche che una volta la giovane sarebbe stata aiutata dalla polizia la quale l’aveva trasportata presso un presidio mobile gestito da alcuni volontari che si occupano di prestare soccorso ai tossicodipendenti.

Una versione – quella del suo trasferimento a Roma- avvalorata anche dalle dichiarazioni di un poliziotto, il quale riferì di aver interloquito con questa ragazza, proprio durante un intervento in stazione. L’avrebbe riconosciuta appunto quando “Chi l’ha visto” mandò in onda il caso. Tuttavia, quando si era recato nuovamente sul posto, la giovane non c’era più.

La madre di Erika, Pina Matafù, lanciò numerosi ed accorati appelli, invitando chiunque avesse notizie della figlia a farsi avanti.

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Il caso iniziò a divenire sempre più intricato quando proprio la donna rinvenne all’interno di una valigetta alcune foto singolari della figlia. Gli scatti vedevano ritratta Erika in atteggiamenti particolari. Un trucco marcato, lo sguardo totalmente perso nel vuoto e svestita. Si notava benissimo il suo tatuaggio sulla spalla destra: due pistole a canne incrociate con al centro una rosa. Sul muro si scorgeva una sorta di talismano e su un mobile una statua bianca.  Sullo sfondo era ben visibile che le immagini erano state scattate all’interno di un appartamento. Ma non uno qualunque, si trattava con ogni probabilità di case costruite in stile art nouveau. Un particolare evincibile dal fatto che si scorgevano vetrate tipiche di questo stile. Peraltro dietro ognuna di loro era riportato un indirizzo: via Duchessa Iolanda (Torino).

Circostanza che, quindi, confermava l’intuizione considerato che nel capoluogo piemontese, in quella via, sono numerose le case costruite in stile liberty. Quelle foto potevano rappresentare la chiave di volta per risolvere il mistero della scomparsa di Erika? Perché le sarebbero state scattate? E soprattutto, perché riportare l’indirizzo dietro di esse? Questo appartamento, però, non fu mai trovato.

Pina Matafù non si perse mai d’animo e continuò con le sue ricerche spesso fornendo strade da percorrere agli investigatori. La donna, di certo, aveva appreso che nella vita della figlia si era insinuata un’ombra: quella della droga. Un veleno che aveva intossicato la giovane. Una prima ipotesi avanzata fu quella che Erika potesse aver seguito in Spagna il suo fidanzato che lì si era recato per disintossicarsi. Ma le speranze ben presto si spensero.

Un’altra pista fu quella che riguardava un negoziante di Roma di cui Erika aveva parlato proprio con la madre. Quest’ultimo pare le avesse regalato o fosse in procinto di farlo un paio di scarpe di lusso. Sentito dagli inquirenti ammise di aver frequentato Erika, ma escluse ogni qualsivoglia suo coinvolgimento nella scomparsa. Una dichiarazione varata dagli inquirenti che la ritennero veritiera. Non portano a nulla neppure le dichiarazione rilasciate da una medium alla signora Pina.

Strada senza uscita anche quella che riguardava un uomo di cui Erika parlò sempre a sua madre. Una volta la ragazza finì in ospedale per un’overdose. In quell’occasione con lei c’era un ragazzo, una persona da cui la giovane pare volesse fuggire tanto da scappare dal pronto soccorso. Disse alla madre di averlo fatto poiché quell’individuo l’aveva sequestrata essendosi innamorato di lei. Proprio lui, nel 1993, venne indagato poiché presumibilmente coinvolto in un omicidio registratosi all’esito di una lite. In quel frangente come testimone venne ascoltata anche Erika e qualche giorno dopo sparì. Poteva esserci un collegamento fra le due cose? Nulla è mai emerso.

Nel 2013 venne dichiarata la morte presunta di Erika Pierno, eppure di lei non si ebbe più alcuna notizia né rinvenuto il suo corpo. Resta un giallo irrisolto da ormai quasi 28 anni.