“Siamo alla frutta!”, Ortofrutta: gli standard (assurdi) di perfezione estetica richiesti dal mercato

Non si parla di perfezione estetica solo per i corpi umani ma anche frutta e verdura richiedono una sempre maggiore attenzione dei consumatori.

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Frutta e verdura (Foto Instagram)

I reparti di frutta e verdura nei grandi supermercati sono sempre catalogati con i prodotti del mercato esteticamente più attraenti e belli alla vista e al colore. Il consumatore esige la perfezione non solo per i corpi femminili e maschili ma anche l’ambiente che lo circonda pare richiedere il rispetto di tale canone estetico.

Una lotta che però sempre più associazioni di produttori stanno portando avanti da anni. L’obiettivo è tutelare le minuscole coltivazioni di nicchia che invece non rispettano tale dettame e vengono quindi gettate automaticamente. Una perdita immensa per molti settori del nostro comparto ortofrutticolo e di cui sempre meno si sente parlare.

Fa il punto della situazione il recente rapporto “Siamo alla frutta. Perché un cibo bello non è sempre buono per l’ambiente e l’agricoltura pubblicato dall’associazione ambientalista ‘Terra!’

L’obiettivo dei suoi autori, Fabio Ciconte e Stefano Libert, è quello di evidenziare questo fenomeno nascosto che provoca un calo del reddito degli agricoltori e “mette in ginocchio l’intero settore”.

Il rapporto cerca di indagare sull’impatto delle rigide regole di commercializzazione e degli attuali sistemi di mercato sull’agricoltura sempre più spesso costretta a produrre frutta “esteticamente perfetta” per riuscire a venderla nei negozi.

Un’impresa sempre più difficile a causa della crisi climatica, che rende la produzione irregolare e i prodotti meno omogenei per forma e dimensione”.

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Lo studio si sofferma su quattro frutti simbolo maggiormente compromessi in questa assurda lotta commerciale in Italia: ovvero il comparto delle pere, arance, kiwi e mele.

La dimensione soprattutto per questi frutti è indice di buona salute del prodotto e la pezzatura segue nelle aziende produttrici severe regole di cernita iniziale dopo la raccolta. Quando si dice che la “dimensione conta”!

La singola mela, il singolo kiwi, una volta raccolti, passano al vaglio di macchine calibratrici, che smistano i prodotti destinandoli alle varie categorie merceologiche. (…) Gli addetti al calibro inseriscono il frutto in macchinari fatti da grandi cilindri dalla struttura reticolare, attraverso cui passano i prodotti di calibro più piccolo che vengono quindi scartati. Le calibratrici elettroniche invece sono basate su sistemi ottici ad alta tecnologia. Questi fanno ruotare il frutto sotto un fascio luminoso che ne rileva i difetti, selezionando quindi prodotti che hanno un determinato colore, peso, forma e aspetto estetico”.

Si pensi bene che ogni anno circa 1/3 della produzione mondiale di frutta e verdura, finisce nella spazzatura. Scartata perché possiede piccole imperfezioni estetiche oppure di pezzatura non conformi alla vendita. In Italia molte aziende hanno stilato accordi con mense e istituti caritatevoli per smaltire i carichi di prodotti, altre realtà produttrice ancora li usano per dar vita a succhi di frutta o marmellate. Purtoppo però non è così ovunque.

Il 2021 è stato dichiarato dall’Assemblea generale dell’Onu l’Anno internazionale della frutta e della verdura. (…) Spesso si dimentica, tuttavia, quando si affronta il tema dello spreco, che a varcare la soglia del frigorifero e dei supermercati sono solo i frutti più belli, lucidi e rotondi (…)”, spiega il rapporto.

L’associazione termina lo studio rivolgendosi alle istituzioni italiane ed europee, ma soprattutto alla Grande distribuzione organizzata (GDO), chiedendo di intervenire con modifiche urgenti ed efficaci di protezione.