Barbara De Rossi a YesLife: il premio e il suo personale ricordo di Troisi

La nostra intervista a Barbara De Rossi premiata a Salina per la sua carriera. Con noi ha parlato anche di ripartenza e progetti futuri

Barbara De Rossi premio Troisi
Foto di Marinetta Saglio

Nella bellissima cornice dell’isola di Salina in questi giorni si svolge il Marefestival, la manifestazione dedicata al Premio Troisi che quest’anno compie dieci anni. Avrà, anche quest’anno, una madrina d’eccezione, Maria Grazia Cucinotta che insieme a Massimo Troisi, a Salina, girò il film premio Oscar, “Il Postino”.

Tra gli ospiti di questa quattro giorni che si chiude domani, anche Barbara De Rossi che proprio ieri sera ha ritirato il premio alla carriera. Noi di YesLife l’abbiamo raggiunta al telefono e con lei abbiamo parlato di questo importante riconoscimento, della sua carriera, della ripartenza post Covid e anche di Massimo Troisi. Di lui Barbara De Rossi ci ha regalato i suoi preziosi ricordi.

Barbara, ieri sera ha ritirato il premio Troisi per la tua splendida e lunga carriera, con numeri da record, una gran bella soddisfazione soprattutto dopo un anno così difficile per tutti, ed in particolare per lo spettacolo?

La prima grande soddisfazione sta arrivando dal fatto che abbiano deciso, dopo tanto tempo e tante difficoltà, di darci la possibilità di lavorare nuovamente. Il nostro è stato un settore molto penalizzato e pochissimo sostenuto. Nella ripresa, ci sta, che in questa splendida cornice, io abbia ricevuto il premio di Troisi. Io tra l’altro avevo già ricevuto quello di San Giorgio a Cremano e per me è un doppio Troisi. È bellissimo che il segno arrivi in un posto come quello di Salina dove anche il turismo sta riprendendo. Ci siamo ripresi la vita in mano, ricomincia tutto in una cornice straordinaria e quanto questo posto sia stato speciale per la realizzazione de “Il Postino”, un film che io ho amato molto.

Quest’anno poi una ricorrenza importante, il decennale del premio, tante coincidenze..

È un incrocio fantastico! Sono per la prima volta a Salina e sto godendo della bellezza di quest’isola. Oggi sono andata a visitare la casa dove è stato girato il film. C’è un’atmosfera di grande tenerezza, di partecipazione, gli organizzatori del Festival stanno facendo tantissimo.

Che aria si respira da quelle parti? State toccando un ritorno alla vita quasi normale?

Sì, siamo tutti muniti di mascherina, c’è questa presenza che tiriamo tutti su quando si va in qualche luogo chiuso. C’è una grande coscienza qua a Salina, le persone sono super attente e si gestiscono autonomamente con grande rispetto.

Prima accennavamo a Troisi, che ricordi ha? Pensa che potrà mai esserci un altro artista come lui?

L’ho detto anche ieri sera durante la premiazione, di Massimo Troisi forse al secolo ne nasce uno solo, forse. Va a posizionarsi nell’olimpo dei grandi, io lo considero l’erede di Totò. Massimo univa la sua comicità, la sua ironia come personaggio, autore e regista alla sua capacità attoriale immensa. Era un genio e lo rimarrà nel suo posizionamento nello spettacolo. Io l’ho conosciuto all’età di 20 anni. Quando mi sono trasferita a Roma avevamo la stessa comitiva di amici come Ghini, Bentivoglio e Massimo faceva parte della Nazionale Attori che nasceva proprio in quel tempo. Lui non giocava ma era sempre parte attiva, partecipava a tutti gli allenamenti, dirigeva, con una simpatia ed ironia uniche. Ho avuto modo di conoscerlo da giovanissimo.

45 anni di brillante carriera con 26 film, 40 fiction, 18 programmi TV, questa la motivazione del suo riconoscimento, se dovesse scegliere il momento più emblematico di tutto questo percorso, quale prediligerebbe?

I punti di svolta sono stati diversi. La carriera di un attore è fatta di incontri, di ruoli, sofferti, più intensi, più costruiti, se dovessi dirne uno in particolare no. Ma ci sono stati diversi punti che hanno formato la mia carriera e ne hanno dato una svolta e un’evoluzione piuttosto notevole. Con Franco Rossi con una Storia d’amore e d’amicizia, La Piovra, La storia Spezzata con i fratelli Frazzi, l’incontro con Lizzani..

Guardando indietro rifarebbe tutto?

Rifarei l’80% di quello che ho fatto cercando di evitare gli errori perché nella vita si sbaglia, ci sono anche gli errori nella professione oltre che nella vita privata. Certo se uno avesse il potere del rewind cancellerebbe quello che non va bene ma a grosse linee rifarei la carriera che ho fatto.

C’è qualcosa che avrebbe voluto fare e non ha ancora fatto?

I desideri sono tanti, questo mio lavoro è fatto di fantasia, creatività. Un attore che matura tante esperienze, alla mia età, ha un bagaglio emotivo molto grande, si porta dietro una vita. Gli attori grandi di età in Italia vengono adoperati male. L’attore più cresce e più ha la possibilità di esprimersi e di mettere a frutto ciò che ha imparato. In Italia, per noi donne, passati i 50 la difficoltà c’è nei ruoli, è difficile che qualcuno scriva dei ruoli veramente interessati per un’attrice oltre i 50 anni. Questo è un dispiacere per me e le colleghe che avrebbero tanto da raccontare.

Tra le diverse trasmissioni è stata al timone di “Amore criminale”, ha raccontato tante storie di donne uccise dal proprio partner, che idea si è fatta? Oggi ancora sono tantissimi i femminicidi in Italia. Qual è il messaggio che si senti di dare? 

Le mie esperienze con le donne partono dal 1998, “Amore criminale” è arrivato dopo anni e anni di lotte che io facevo con la mia associazione “Salva Mamme” ed infinite campagne di sensibilizzazione. Sono stati fatti molti passi e in ultimo il Codice rosso, ma siamo ancora lontani dalla soluzione. A mio avviso quando una donna denuncia e deve affrontare l’iter spaventoso del processo, della paura, deve abbattere dei muri come quello della vergogna, del giudizio, trovare il coraggio di ribellarsi. Nel momento in cui riesce a fare tutto questo lo Stato dovrebbe, in maniera estremamente concreta, accompagnare queste donne. Quello che non c’è oggi è la protezione assoluta e concreta di donne che sono in pericolo. È per questo che continuano a morire le donne, c’è una sotto valutazione della denuncia, c’è una mancanza di protezione là dove i segnali sembrano deboli ma in realtà non lo sono mai perchè poi immediatamente si trasformano in omicidio. Bisognerebbe istituire e formare delle figure specializzate, creando un sistema a parte che segua questo tipo di vicende. Non lo dico io ma il giudice Fabio Roia che si occupa di femminicidio, è vicino alle donne e ha evidenziato tutte le carenze delle istituzioni.

E adesso cosa l’aspetta? 

Dopo questa pausa di 14 mesi riprendiamo il lavoro, io sto preparando un bellissimo spettacolo in teatro, “Lettere d’amore” con Enzo De Caro. Inizieremo le prove a settembre, poi ci sarà il debutto e la tournée teatrale.

 

FRANCESCA BLOISE