Uomo violentato a Kabul: comunità LGBT nel mirino dei talebani

Adescata con l’inganno, la vittima è stata picchiata, stuprata e “denunciata” alla famiglia perché di orientamento omosessuale.

Uomo violentato a Kabul: comunità LGBT nel mirino dei talebani
Talebani (Getty Images)

Un afghano è stato adescato con l’inganno dai talebani per poi essere picchiato e stuprato perché omosessuale. L’orientamento sessuale della vittima è stato in seguito denunciato” ai familiari. L’episodio di violenza ha innescato la reazione degli attivisti LGBT, i cui membri denunciano in rete i costanti abusi e soprusi messi in atto dell’organizzazione estremista a ideologia fondamentalista islamica.

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L’associazione arcobaleno ha dichiarato di essere in contatto con oltre 200 omosessuali afgani che, terrorizzati, tentano insistentemente di fuggire dall’Afghanistan per salvarsi. La strategia dei talebani si estende anche in rete: difatti, secondo i comunicati ufficiali delll’ente benefico Rainbow Railroad a sostegno dei richiedenti asilo Lgbt, l’organizzazione militante estremista sfrutta la risonanza dei social network per punire gli tutti gli impuri secondo l’ideologia della Sharia. 

Nonostante i discorsi di libertà e accoglienza presenti nei comunicati ufficiali, le aggressioni e le prevaricazioni perpetrate dall’offensiva dei talebani continuano ad aumentare. Tra i principali bersagli delle violenze vi è anche la comunità LGBT. L‘ultima vittima, il cui nome non è stato rivelato per proteggere la sua identità, è un afghano; adescato con l’inganno, poi violentato, picchiato e “denunciato” alla famiglia dai talebani perché di orientamento sessuale. 

Secondo quanto riferisce Itv News, la violenza si è consumata durante un incontro tra vittima e aggressori. Il falso appuntamento, avvenuto dopo tre settimane di conversazioni online, avrebbe concesso all’uomo il permesso di lasciare il Paese. Stando a quanto si legge nel notiziario, le conversazioni hanno avuto luogo in un social network non specificato; in seguito l’incontro dal vivo e l’imboscata: dopo l’aggressione i talebani hanno preso il telefono della vittima per denunciare l’omosessualità del figlio ai familiari.

La notizia dell’utilizzo dei mezzi di comunicazione online è confermato da Artemis Akbary, attivista afghano dei diritti LGBT: “I Talebani creano account falsi per adescare le persone Lgbt, fingendo di essere membri della stessa comunità.” – ha rivelato a ITV News – “I miei amici in Afghanistan sono spaventati: non sanno cosa potrà accadere in futuro, quindi stanno solo cercando di nascondersi.

La sanguinaria strategia estremista trova conferma anche nelle ultime dichiarazioni dall’autore gay afghano Nemat Sadat a Pink News: i talebani hanno intenzione di “eliminare e sterminare” le persone Lgbt attraverso informatori reclutati per attirare uomini omo e bisessuali online, condurli in luoghi appartati per poi ucciderli e sbarazzarsi dei loro corpi.

Proteste di donne afghane
Proteste di donne afghane contro la barbarie dei talebani (Getty Images)

Stando ai dati riportati da Amnesty International, le principali vittime assassinate da metà agosto 2021 sono donne, artisti (la musica è proibita dall’Islam), giornalisti e membri di minoranze (considerati eretici).

Fonte Itv News