Pakistan elimina la castrazione chimica per gli stupratori seriali

La risoluzione è stata annunciata dall’Islamic Ideology Council questo venerdì 19 novembre: la pratica non è stata considerata coerente con l’ideologia islamica.

Castrazione chimica per gli stupratori seriali; così riportava la controversa legge approvata nel parlamento pakistano. La nuova legge era arrivata in risposta a una protesta pubblica di massa per porre fine alla crescente ondata di stupri di donne e bambini nel Paese. I manifestanti hanno urlato il loro dissenso nei confronti del governo pakistano e all’assenza di una severa punizione per gli autori delle aggressioni sessuali.

La neonata normativa del Pakistan, definita “crudele e disumana” dagli attivisti di Amnesty International, ha tuttavia avuto vita breve. Dall’annuncio ufficiale della sua imposizione, giovedì 18 novembre, è passato meno di un giorno: la legislazione è stata nuovamente abolita. Ieri, venerdì 19 novembre, l’Islamic Ideology Council ha giustificato la tempestiva eliminazione: la pratica è stata considerata incoerente con riferimento all’ideologia islamica.

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Il Pakistan abolisce la nuova legge penale della castrazione chimica

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La notizia è stata resa nota dall’Indian Express. Secondo quanto riporta la fonte ufficiale, un funzionario locale ha specificato questo venerdì (19 novembre) che la risoluzione del Pakistan circa l’abolizione della clausola dalla nuova legge penale che consentiva la castrazione chimica come potenziale punizione per gli stupratori seriali. “Abbiamo modificato la legge penale e abbiamo deciso che la clausola di castrazione chimica sarà eliminata.“, ha confermato Maleeka Bukhari, membro dell’Assemblea nazionale del Pakistan in una conferenza stampa a Islamabad. La politica ha riferito che la decisione è stata presa dopo che l’Islamic Ideology Council, un organismo statale che interpreta le leggi secondo l’ottica dell’Islam, ha trovato la castrazione chimica non fedele ai principi dell’ideologia islamica.

Polizia pakistana
(Getty Images)

La neonata normativa sanciva l’istituzione di tribunali speciali a livello nazionale per accelerare i processi di stupro. La pena prevista per gli stupratori era l’ergastolo o la condanna a morte.