Inquinamento inarrestabile da microplastiche, quali i rimedi al problema?

Il problema delle microplastiche è una delle sei emergenze mondiali per l’ambiente, scopriamo di più su di loro

Plastica mare
Plastica mare(Getty Images)

Le microplastiche sono un’emergenza ambientale di cui si parla poco, eppure è una delle principali cause del cambiamento ambientale. Scopriamo allora cosa sono e come insorgono ma anche dove si collocano e il motivo per cui sono così pericolose e nocive per il nostro ambiente.

Le microplastiche nell’ambiente, pericoli e insorgenza

Inquinamento plastica
Inquinamento plastica (Foto di Hans Braxmeier da Pixabay)

La plastica è un materiale a cui siamo abituati da moltissimo tempo, ogni anno vengono prodotte tonnellate di questo materiale. Spesso si sente parlare invece di microplastiche, ritenute una delle minacce più severe per l’ecosistema. Le Nazioni Unite le hanno addirittura definite come la sesta emergenza mondiale per l’ambiente. Queste microplastiche sono talmente piccole che sfuggono persino all’occhio umano. Tuttavia sono una forma d’inquinamento che coinvolge in modo spaventoso non solo il suolo, ma il mare, gli animali e le persone.

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Vengono assorbite in qualche modo dal mare e ingerite poi dagli animali marini. Per questo motivo entrano a far parte della catena alimentare arrivando fino all’uomo che mangia i pesci e altri animali. Le conseguenze sono inimmaginabili. Comprendere pertanto questo problema è di rilevante importanza, per cominciare ad attuare delle soluzioni.

Queste microplastiche hanno un diametro tra 330 micrometri e i 5 millimetri. Il grosso problema di questi elementi è che non possono essere riassorbiti in modo naturale dall’ambiente. Infatti si accumulano creando danni all’ecosistema e mettendo a rischio la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Negli habitat marini i danni sono ancora più gravi, la plastica infatti ci mette anni a disciogliersi. E in questo periodo intanto i pezzi di plastica vengono ingeriti a poco a poco dagli organismi che la incorporano nei loro tessuti. Il fatto che siano così piccole le microplastiche, significa che non possono essere filtrate dagli impianti di depurazione delle acque e di conseguenza hanno accesso libero ai mari.

Le microplastiche si distinguono in due categorie. Le primarie che sono rilasciate nell’ambiente e rappresentano il 15-31% delle totali nell’oceano e provengono dal lavaggio di capi sintetici, abrasioni pneumatici e dalle microplastiche presenti nei cosmetici.

Le secondarie sono quelle prodotte invece dalla degradazione degli oggetti di plastica più grandi come bottiglie, reti di pesca, buste di plastica e rappresentano il 68-81% delle microplastiche presenti nell’oceano. Tutte queste microplastiche in gran parte derivano dai prodotti sintetici, imballaggi, indumenti, cosmetici, bottiglie, piatti e tanto altro.

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Tutta questa plastica che non è degradabile o biodegradabile, e abbandonata in natura si frantuma diventando appunto microplastica. A frantumarla sono le onde del mare, i raggi UV, i microbi, vento e anche i processi di lavaggio o abrasione. Le microplastiche si trovano ovunque ci sia plastica scaricata in maniera sbagliata. Per una buona percentuale però si trovano nel mare in conseguenza ai fenomeni naturali.

Plastica spiaggia
Plastica spiaggia (Foto di Sergei Tokmakov, Esq. da Pixabay)

Tutti gli animali sono a rischio ingestione di microplastiche che per loro sono quasi sempre mortali. Dal momento che si instaurano nell’apparato digerente causando l’insorgenza di virus e batteri. Qualche tempo fa una balena era stata trovata morta sulla riva con una tonnellata di plastica nello stomaco. L’emergenza è grave più che mai e bisogna studiare al più presto metodi per contrastarla.