Mariupol, morta la prima soldatessa russa. Aveva 27 anni

La guerra in Ucraina mette paura all’Europa e tra i civili e i militari il bilancio dei morti comincia a farsi sentire.

Sul fronte di guerra si sentono ogni giorno notizie di devastazioni e bombardamenti sempre più pesanti. La guerra sembra aver superato i confini nazionali dell’Ucraina, riversando il terrore in ogni stato europeo. A temere il peggio, ovviamente, i civili: tra chi, riuscendo a scappare, ha lasciato mariti e anziani nel paese occupato e chi, intrappolato, non riesce a fuggire dal conflitto.

soldatessa valentina galatova morta medico russo
(Patrick Behn – Pixabay)

E’ accaduto a Mariupol, sotto i colpi dell’armata ucraina. Una giovane donna, Valentina Galatova, soldatessa medico dell’esercito russo è deceduta. Sarebbe deceduta sotto i colpi di un mortaio durante l’assalto alla cittadina della costa settentrionale del Mar d’Azov.

Valentina Galatova, soldatessa russa di 27 anni, è morta: lo conferma il Cremlino

soldatessa russa morta conferma cremlino
(Дмитрий Осипенко – Pixabay)

Con lo sguardo fiero e la vita davanti, Valentina Galatova era un medico dell’esercito russo. Il suo decesso, avvenuto un mese fa, viene confermato solo oggi dagli organi istituzionali del Cremlino. Ad ucciderla sarebbe stato un colpo di mortaio durante l’atroce assedio di Mariupol, nel mese di aprile.

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“Svolgeva una missione di combattimento”, hanno riportato i media russi e come riporta Leggo. La soldatessa medico lascia un figlio, orfano già di padre. Attualmente il bambino è sotto custodia con la nonna. Il marito di Valentina si sarebbe arruolato con lei e sarebbe morto durante gli scontri al confine l’anno scorso. Per l’esercito russo, in cui è proibito alle donne di svolgere servizio in combattimento al fronte, era un sergente medico del battaglione di fucilieri dell’esercito della DRL.

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La notizia ha cominciato a circolare qualche giorno fa nei media polacchi. Ma solo oggi la conferma ufficiale da Mosca e dalle istituzioni del Cremlino. Valentina prestava servizio nelle forze armate della Repubblica popolare di Donetsk. Una fine drammatica, una vita interrotta, una famiglia spezzata. Un bilancio che si fa, in ogni fronte, sempre più pesante.