Strage in famiglia, le prime parole del padre assassino dopo la strage: “Non mi capacito”

Parla il papà killer che nella notte tra il martedì ed il mercoledì scorso ha ucciso utilizzando un martello la moglie e la figlia e ferito gravemente il figlio

Alessandro Maja è l’architetto 57enne che la settimana scorsa nella notte ha compiuto una vera e propria strage familiare. Si è accanito con un martello contro la moglie Stefania, 56 anni, e la figlia Giulia, 16 anni, uccidendole. Ha provocato anche gravi ferite al figlio Nicolò che è però riuscito a sopravvivere. L’uomo è adesso ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Monza.

alessandro maja killer le sue parole
Alessandro Maja (Facebook)

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La tragedia è accaduta nel comune di Samerate, in provincia di Varese, in Lombardia. L’uomo era proprietario con la moglie dell’azienda ‘Jam e Vip srl‘. Non è ancora chiaro cosa abbia scatenato la sua furia omicida, ma non è escluso il fattore economico.

Parla Alessandro Maja, l’architetto che ha ucciso la sua famiglia

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(Pixabay)

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Dopo l’omicidio Alessandro Maja ha subito confessato di essere stato lui. E’ stato subito trasportato presso l’ospedale di Monza, dove tuttora è ricoverato presso il reparto di psichiatria.
E’ proprio dal suo letto d’ospedale che l’uomo ha pronunciato le sue prime parole riguardo l’accaduto: “Non mi capacito di come sia potuta accadere una cosa simile, non doveva succedere“. Questo ciò che l’uomo avrebbe al suo legale di fiducia, l’avvocato Enrico Milani, che difenderà Maja insieme alla collega Sabrina Lamera.
L’avvocato ha spiegato come non sia stato ancora possibile sottoporre l’uomo ad un colloquio vero e proprio in quanto è sottoposto ad una serie di accertamenti psichiatrici. L’interrogatorio di Alessandro Maja avverrà quindi solo quando verrà dichiarato idoneo dai medici. “Non ha tentato di farsi del male in carcere, appena arrivato è stato subito dichiarato incompatibile con la detenzione” ha chiarito Milani che ha aggiunto di non essere ancra in grado di spiegarsi cosa lo abbia spinto a compiere un tale gesto. Si attende quindi un nuovo referto medico e le dimissioni dell’uomo che potrà così essere sottoposto ad un interrogatorio di garanzia.