Eutanasia: Fabio Ridolfi chiede ufficialmente la sedazione profonda per la sua sofferenza

Ferma al vaglio del Governo la legge sull’eutanasia in Italia sembra non fare un passo avanti da mesi. Fabio Ridolfi è l’uomo che ha chiesto disposizioni ufficiali per il suo fine vita ma lo Stato non lo ha ascoltato.

Lo Stato ignora le sue richieste da mesi. Fabio Ridolfi è un uomo di 46 anni di Fermignano, in provincia di Pesaro. A causa di una tetraparesi è costretto a letto, immobile. Le sue condizioni di vita sono stabili ma le sofferenze sono in aumento. Il suo unico modo di comunicare con il mondo esterno è il puntatore oculare collegato al computer che registra le parole che compone guardando la tastiera.

Ridolfi tetraparesi sedazione profonda
(Pixabay)

Si tratta di un’ennesima situazione drammatica che non vede luce. A richiedere aiuto è proprio Ridolfi stesso che tramite il suo supporto ha chiesto ufficialmente di “porre fine alle sue sofferenze tramite la sedazione profonda e continua”, come riporta TGCOM24.

“Da due mesi, sofferenza insopportabile”, Ridolfi chiede aiuto con il puntatore oculare

Ridolfi tetraparesi sedazione profonda
(Pixabay)

L’uomo, appartenente alla ASL delle Marche, Asur, aveva diffidato formalmente l’azienda sanitaria che gli aveva negato il parere riguardo il farmaco e l’eventuale somministrazione. Affianco a Fabio Ridolfi l’associazione Luca Coscioni che da anni supporta la battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia in Italia.

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I legali di Fabio, come riporta TGCOM24, hanno dichiarato che l’azienda sanitaria non avrebbe mai risposto alla richiesta di Ridolfi: “decorsi i termini, i legali di Fabio avrebbero potuto legittimamente procedere con un’azione penale nei confronti dei responsabili dell’inadempimento per omissione di atti d’ufficio”.

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L’avvocato Filomena Gallo, segretario nazaionale dell’Associazione Luca Coscioni direttrice del collegio difensivo di Ridolfi controbatte, come riporta TGCOM24: “Fabio aveva un diritto, quello di poter scegliere l’aiuto medico alla morte volontaria, legalmente esercitabile sulla base della sentenza 242 della Corte Costituzionale. Un diritto che gli è stato negato a causa dei continui ritardi e dell’ostruzionismo di uno Stato che, pur affermando che ha tutti i requisiti previsti dal giudicato costituzionale e riconoscendo che le sue sofferenze sono insopportabili, gli impedisce di dire basta”.