“Cucine da incubo”, quanto c’è di vero dietro il programma di Cannavacciuolo? A parlare sono i ristoratori

Che cosa accade nei locali rimessi a nuovo dallo chef campano dopo la sua partenza? La realtà è ben diversa da quello che tutti pensano.

Il format prende spunto da quello portato in voga alcuni anni fa da Gordon Ramsay, e che in Italia ha trovato con lo chef campano una degna rappresentazione scenica.

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Cucine da incubo (Instagram)

“Cucine da incubo” va avanti ininterrotto (con una pausa forzata di 2 anni causa Covid) dal 2013 con un’impostazione di trama molto semplice e accattivante che piace e cattura. Cannavacciuolo viene chiamato da un ristorante in difficoltà finanziaria sull’orlo del baratro per problemi economici, liti in famiglia e menù scadente che non attrae più nessun cliente.

Lo chef giudicherà con un’analisi preliminare il servizio, la qualità del cibo e il menù, fino ad un vero e proprio makeover del locale ed una ristrutturazione record di pochi giorni. Lo chef due stelle Michelin lascia quindi i vari ristoranti nel migliore dei modi e con un menù costruito ad hoc per loro, ma come è la realtà veramente? Lo hanno raccontato alcuni titolari ed ex partecipanti al programma.

Quanto c’è di vero dietro “Cucine da Incubo”? Ecco come stanno le cose

Uno dei primi locali a partecipare nel 2013 al programma è stato il romano Le lanterne gestito da Emilia Karaš.

Il menu dello chef è durato solo per quella puntata”, ha spiegato Emilia alla rivista Vice.com. “Non che i piatti che ci ha proposto non fossero buoni, ma lo chef non ha considerato che Roma ha degli standard per i turisti: non puoi servire un piatto di cozze, devi comunque avere in carta le ricette tradizionali”.

Mentre altra musica per il locale di Parabita (Lecce) La tana degli elfi, dove i titolari Lello e Lia sono contenti dell’esperienza fatta.

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Noi abbiamo ancora l’80% del menu dello chef Cannavacciuolo: la gente qui vuole provarlo, come se fosse un’estensione della sua cucina stellata (…)”.

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Questo però non è l’unico caso. In otto stagioni sono stati “salvati” 67 attività e ad oggi hanno chiuso 18 ristoranti mentre 8 hanno cambiato gestione!

Numeri che però sembrano far funzionare il programma se facciamo un raffronto con la sua medesima versione inglese. Qui in solo cinque stagioni sono stati chiusi 8 locali e venduti 3. Per ora vince l’Italia 1 a 0.