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Simona Ventura sull’Assenza dalla TV e l’Elogio a Mara Venier: Nessun Rimpianto, Solo Parole Sincere

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Una fuoriclasse che sceglie il silenzio quando serve e la parola quando conta: il racconto di Simona Ventura, del suo passo laterale dalla TV generalista e dell’elogio leale a Mara Venier, tra rispetto per la storia e sguardo pulito sul presente.

Simona Ventura sull’assenza dalla TV e l’elogio a Mara Venier: nessun rimpianto, solo parole sincere

C’è chi chiama “assenza” quello che, in realtà, è una scelta. Con Simona Ventura funziona così: non ha più nulla da dimostrare eppure continua a far parlare, perché osserva la televisione di oggi con lucidità. Niente pose, niente ripicche: solo una lettura nitida del settore, dalla corsa al “volto noto” alla corsia ancora stretta per le conduttrici giovani. E poi c’è il capitolo più sorprendente, quello dell’elogio. Arriva a metà strada, come accade nelle confidenze vere.

Assenza o strategia?

Nel lessico TV, “assenza” spesso significa “fuori dalla prima serata”. Ma il tempo di Ventura non è mai tempo perso. Ha attraversato vent’anni di palinsesti lasciando segni misurabili: dieci stagioni di “Quelli che il calcio” su Rai2, otto edizioni de “L’Isola dei Famosi”, l’esperienza da giudice a X Factor, la guida di format popolari. Curriculum pubblico, verificabile, che spiega una credibilità rara.

Intanto il contesto è cambiato. I palinsesti generalisti si affidano a brand consolidati, i budget chiedono certezze e lo spazio per il rischio si restringe. I monitoraggi sul sistema audiovisivo segnalano da anni una sottorappresentazione femminile nelle grandi conduzioni, soprattutto in prime time. Non è un’opinione. È una tendenza che ritorna a ogni stagione: pochi slot, molta prudenza, figure storiche che reggono il peso dell’audience.

Ventura guarda questo quadro e non alza la voce. Lavora, studia i format, sceglie il quando oltre al cosa. Perché l’“esserci sempre” non è un valore in sé; lo è l’“esserci bene”. Chi ha calcato studi pieni e vuoti sa che la differenza la fanno i dettagli: una prova microfono all’alba, il ritmo giusto tra un VT e un talk, la scelta di tagliare una domanda quando l’ospite si chiude. Roba che non si impara in un mese.

L’elogio che non ti aspetti: Mara, la domenica e il tempo giusto

A metà discorso, ecco il punto: nessun rimpianto. Ventura non ha conti da saldare. Anzi, mette sul tavolo un ringraziamento pubblico a Mara Venier. La chiama per quello che è: un riferimento del racconto popolare. “Domenica In” è un rito della TV generalista dal 1976; negli ultimi anni, con Venier, ha ritrovato una continuità di ascolto e di tono che pochi programmi possono vantare. Lì si ascolta, si sbaglia in diretta, si aggiusta la rotta davanti alla gente. È il mestiere.

L’elogio non è piaggeria. È riconoscimento di un’arte: saper dare tempo all’ospite, pesare una pausa, spostare un argomento con una smorfia, non con un copione. È anche un modo per dire che la televisione italiana migliore vive quando mette al centro la relazione e non l’effetto speciale.

Resta il tema delle nuove leve. Qui Ventura è netta: lo spazio c’è, ma spesso non nel posto giusto. Nasce online, si allena su piattaforme e poi, a volte, non trova sbocco in rete ammiraglia. Non è solo questione di età; è ecosistema. Servono editori che facciano scouting vero e che proteggano i tempi di crescita di una conduzione. Un volto giovane può reggere un access, un daytime, persino una seconda serata. Se lo si accompagna. Se lo si misura sui risultati reali, non sul rumore.

E adesso? L’“assenza dalla TV” di Ventura somiglia a una diagonale, non a una ritirata. Una traiettoria che evita gli angoli morti, prepara la prossima curva e intanto riconosce i maestri, come Mara, che tengono alta l’asticella. Forse la domanda giusta è un’altra: che cosa chiediamo oggi a chi conduce? Forse solo questo: sincerità. Il resto, come sempre, arriva in diretta. Dove il tempo smette di essere un orologio e torna a essere uno sguardo che ti capisce.