Il Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate (Napoli), meglio noto come il Castello delle Cerimonie, ha vissuto un’ulteriore fase della sua complessa storia giudiziaria.
Dopo la decisione del Tar della Campania che aveva ordinato la cessazione immediata di tutte le attività, la famiglia Polese ha ribadito la sua intenzione di continuare a lottare. Mercoledì 13 maggio, il Consiglio di Stato ha sospeso la chiusura del Castello delle Cerimonie.
“Finalmente un barlume di giustizia in un clima di insolito accanimento amministrativo”, ha commentato l’avvocato Ignazio Tranquilli, membro del team legale che difende La Sonrisa. Solo pochi giorni prima, la sindaca Ilaria Abagnale aveva annunciato che, a seguito della decisione dei giudici della settima sezione del Tar, la revoca delle licenze per le attività alberghiere e di ristorazione del Grand Hotel La Sonrisa da parte del Comune di Stabia era diventata definitiva, con effetto immediato.
Nonostante la revoca delle licenze, la famiglia Polese non si è arresa. Hanno immediatamente incaricato i loro avvocati di presentare un appello al Consiglio di Stato. I giudici amministrativi di secondo grado, con un decreto cautelare monocratico del presidente della settima sezione, hanno sospeso la chiusura. Nonostante la necessità di un ulteriore esame delle critiche presentate in sede collegiale, il presidente ha deciso che “fino alla pronuncia collegiale, l’esigenza di garantire la prosecuzione delle attività economiche svolte dagli appellanti è certamente prevalente, inibendo l’esecuzione della sentenza impugnata e dei provvedimenti amministrativi contestati davanti al Tar”.
L’udienza collegiale in camera di consiglio è già stata fissata per il 4 giugno. Secondo l’avvocato Dario Vannetiello, rappresentante legale di Imma Polese, proprietaria della struttura, questo significa che “l’autorità amministrativa dovrebbe attendere l’esito delle istanze e dei ricorsi che sono ancora pendenti”. Vannetiello sottolinea che “anche questa decisione presa dall’autorità giudiziaria ci fa capire come in una situazione del genere, evidenti ragioni di opportunità suggeriscono di non accelerare gli effetti della precedente sentenza di condanna che è attualmente oggetto di revisione”.
Vannetiello fa riferimento soprattutto ai ricorsi pendenti in sede penale. “Ho presentato una prima richiesta di revisione, che è stata respinta dalla Corte di appello di Roma, ma contro la quale ho presentato un ricorso per Cassazione che deve essere deciso il prossimo 9 luglio. Inoltre, una settimana fa ho presentato una seconda richiesta di revisione basata su otto nuove prove, diverse da quelle indicate in precedenza e poste alla base della prima richiesta di revisione. C’è il rischio che vengano causati danni gravissimi e irreparabili”. Quindi conclude: “Permettetemi un esempio: se il Comune decidesse di demolire la struttura, cosa succederebbe se nei prossimi mesi la Cassazione o la Corte di appello revocassero la confisca? Chi dovrebbe pagare i danni enormi causati?”.