Il sole d’inverno non scalda, ma scrive lo stesso sulla pelle: lo scopri quando, in tram o alla finestra dell’ufficio, quella luce gentile ti sembra un abbraccio e invece è memoria che resta.

Capita ogni anno. Il freddo tira, l’aria secca punge, la pelle chiede conforto. Allunghi la mano verso la tua crema idratante più ricca. La senti giusta. Scorre bene, placa, nutre. L’inverno sembra mettere d’accordo tutti: sciarpa, cappotto, crema “più”. E un pensiero rassicurante. Fuori il sole è tiepido, le nuvole coprono, il vetro protegge. Sembra tutto sotto controllo.
Poi c’è una scena semplice. Ore 11, luce bassa, postazione vicino alla finestra. Sullo schermo, un riflesso. Sulle mani, un calore lieve. Non è estate. Non c’è abbronzatura. Non c’è allarme. C’è soltanto quella luce che passa. E la pelle, silenziosa, prende ciò che arriva.
Qui sta il punto che spesso evitiamo. Non è il freddo a segnare il viso. È la luce “che non brucia”. I raggi UVA lavorano piano, tutti i giorni. Raggiungono il derma. Stimolano stress ossidativo. Accendono col tempo macchie e rughe sottili. Non li senti, ma restano.
Perché il sole d’inverno inganna
La radiazione UV non scompare. Cambia intensità e qualità. Fino al 95% di ciò che arriva al suolo è UVA. Questi raggi attraversano nuvole e vetri comuni. Restano abbastanza costanti tutto l’anno. La neve può riflettere fino all’80% della luce UV. In quota l’esposizione cresce di circa il 10% ogni 1.000 metri. I numeri variano per latitudine, orario e meteo, ma la direzione è chiara: la pelle “sente” la luce anche quando noi non la percepiamo.
E la cara crema idratante? Fa il suo mestiere: ripara la barriera cutanea, riduce la perdita d’acqua, calma. Ma non filtra i raggi. Senza filtri specifici contro UVA e UVB, l’idratazione resta nuda davanti alla luce. È come indossare un maglione senza giacca sotto la pioggia fine: stai caldo, ma ti bagni lo stesso.
Come scegliere e usare la protezione giusta
Cerca protezione solare ad “amplio spettro” con SPF 30 o 50. In Europa, il simbolo “UVA” dentro un cerchio indica una difesa bilanciata contro gli UVA. Metti la protezione ogni mattina come ultimo step. Per viso e collo usa la regola delle due dita. Stendila bene, senza fretta. Se stai all’aperto o vicino a una grande finestra soleggiata, riapplica dopo 2 ore. Pelle mista? Scegli gel-leggeri. Pelle secca? Latte o crema. Se temi le macchie, una formula “tinted” con ossidi di ferro aiuta anche contro la luce visibile. Gli antiossidanti (vitamina C, E, niacinamide) non sostituiscono lo schermo solare, ma lavorano in squadra. Idratazione + filtri + antiossidanti è una routine semplice e completa.
Una nota utile: esistono idratanti con SPF. Possono andare bene se garantiscono ampia protezione e se ne applichi la quantità giusta. Spesso, però, ne mettiamo troppo poca per arrivare alla dose protettiva. Meglio un solare dedicato. È più facile fare la cosa giusta ogni giorno.
Io me ne ricordo ogni volta che esco a pranzo e il sole invernale mi trova in fila al bar. Non scalda, ma c’è. E scrive. Domattina, davanti allo specchio, pensa a questo gesto in più. È piccolo, è concreto, e apre una promessa: come vuoi che la tua pelle racconti la luce degli anni che verranno?





