Ondata di Attacchi ai Bancomat in Puglia: Tre Assalti in una Notte tra Foggia e Salento

Una notte corta e nervosa. Sirene che rimbalzano tra la Capitanata e il basso Salento, saracinesche alzate di fretta, negozianti davanti a vetrine spaccate. Tre assalti ai bancomat in poche ore: uno va a segno, due no. Restano macerie, paura, domande.

Tre colpi coordinati, tra la provincia di Foggia e il Salento, segnano l’ennesima ondata contro sportelli Atm di istituti bancari e Poste Italiane. Il bilancio è netto: un assalto riuscito, due falliti. Danni ingenti alle filiali, attività sospese per le verifiche, comunità locali spiazzate. Le forze dell’ordine acquisiscono i filmati di videosorveglianza e incrociano targhe, orari, movimenti. Non ci sono conferme ufficiali su bottino e modalità operative, né sulla presenza di feriti: i dettagli sono in verifica.

Chi vive in questi paesi riconosce il copione. Strade secondarie, poco traffico, arrivo rapido e fuga in pochi minuti. Gli investigatori valutano se si tratti della stessa banda o di gruppi diversi che usano schemi simili. Nelle cronache più recenti, in Puglia e non solo, tornano tecniche note: esplosioni con gas, inserimento della cosiddetta “marmotta”, mezzi potenti per sradicare le casse. Qui, però, non ci sono ancora riscontri ufficiali sui tre episodi: è corretto dirlo e tenerne conto.

La pressione su banche e poste è alta. Le direzioni territoriali aggiornano i piani di sicurezza, rafforzano le telecamere, installano dissuasori in cemento e sistemi anti-gas. La richiesta dei sindaci è semplice e concreta: più pattuglie nelle fasce a rischio, illuminazione migliore, coordinamento con i presìdi privati. La rete degli Atm è un servizio essenziale. In molti centri, è l’unico punto di prelievo e pagamento. Quando salta, si allungano code altrove e si accorciano le distanze tra cittadino e sfiducia.

Come agiscono le bande

Il metodo cambia a seconda del contesto. In aree isolate, i malviventi puntano sulla velocità: arrivo, forzatura, fuga su auto rubate. In zone abitate, preferiscono manovre più “silenziose” per non allertare il vicinato. Gli assalti che mirano a far esplodere il vano contante puntano a frammentare la struttura e aprire la cassetta di sicurezza. Quando va male, la detonazione danneggia tutto e non libera banconote. Quando va bene, il bottino si porta via in pochi secondi. È la logica dell’“hit and run”. Un agente la riassume spesso così: “loro devono vincere una volta, noi dobbiamo impedirlo sempre”.

I dati pubblici degli ultimi anni dicono che le rapine in filiale sono calate, mentre gli attacchi agli Atm restano una minaccia selettiva ma costosa, perché anche un colpo fallito può devastare una sede e fermare un servizio per giorni. La Puglia conosce bene questo pendolo: periodi di quiete, poi raffiche improvvise. La mappa si sposta tra Foggiano, Brindisino e Leccese, seguendo vie di fuga e opportunità.

La risposta possibile

La tecnologia aiuta se combinata con il territorio. Funzionano i dispositivi che macchiano le banconote in caso di manomissione, i sensori anti-gas e le casse “intelligenti” che si bloccano prima della rottura, dissuasori fisici davanti agli sportelli, per impedire l’ariete, una manutenzione rapida, che riduce le finestre di vulnerabilità.

Poi serve la comunità. Il vicino che chiama, il commerciante che nota un’auto in perlustrazione, il cittadino che segnala un rumore fuori posto. Non è romanticismo: è una rete minima che, unita alle indagini, restringe tempi e movimenti.

C’è un’immagine che resta dopo una notte così: la strada all’alba, la polvere ancora nell’aria, qualcuno che scansa i frammenti per aprire il bar. Si può chiedere a un bancomat di resistere a tutto. Ma a una comunità, cosa chiediamo? Di restare spettatrice o di diventare, insieme, l’antifurto più difficile da bucare.