Maldini e Conte in Federcalcio? Malagò invita alla prudenza: decisioni entro una settimana

Una settimana per decidere il futuro della panchina e della scrivania più calda del calcio italiano: nomi che scaldano il cuore, frenate di realismo e un Paese che si chiede chi guiderà la sua identità sportiva.

Il nome di Paolo Maldini resta in cima alla lista. È il profilo che mette d’accordo memoria, competenza e visione. Accanto, l’ipotesi Antonio Conte come commissario tecnico accende l’immaginazione. Ma Giovanni Malagò, presidente del CONI, invita a respirare. Non è il momento delle corse. Le decisioni arriveranno in fretta, ma con metodo: l’orizzonte indicato è di circa una settimana. E, soprattutto, meglio non fissarsi su una sola pista.

Qui sta il punto. La nuova Federcalcio cerca assetto, non lo slogan del giorno. La FIGC lavora su più tavoli, dal coordinamento tecnico alle scelte per la Nazionale. Dopo mesi di scosse, serve una rotta. E serve subito, perché il calendario non aspetta: tra raduni, amichevoli e qualificazioni, i margini sono stretti.

Perché il nome di Maldini pesa davvero

Maldini non è solo un’icona. Da dirigente ha riportato il Milan allo scudetto 2021-22, con un progetto sobrio e idee chiare su scouting, sostenibilità e spogliatoio. Sa come si costruisce un’area tecnica. Sa dire dei no. In un sistema che spesso si perde nella burocrazia, lui porta una grammatica semplice: ruoli definiti, responsabilità, programmazione. Per questo l’ipotesi di un direttore tecnico “alto”, capace di tenere insieme club e nazionale, ha senso. Ma nulla è ufficiale: la Federazione non ha comunicato incarichi. È un quadro in movimento.

Il tocco personale di Maldini potrebbe restituire centralità alla filiera giovanile e alla scelta dei profili per lo staff. Un esempio concreto? La capacità di individuare giocatori funzionali, non solo “nomi”. Lo ha fatto con esterni e mediani poco celebrati, diventati poi cardini. In chiave azzurra, significa definire identità prima dei convocati.

Conte e l’azzurro: suggestione o pista concreta?

Conte è sinonimo di intensità. Ha vinto in Serie A e in Premier, ha già guidato l’Italia fino ai quarti agli Europei 2016, uscendo ai rigori contro la Germania. Porta metodo, disciplina, standard altissimi. Ma qui la domanda è pragmatica: è disponibile e allineato con i vincoli della panchina azzurra? Non ci sono conferme pubbliche che indichino una trattativa definita. E il tema economico, per un CT di profilo internazionale, non è secondario. Inoltre la FIGC non può permettersi scelte emotive. Servono tempi, colloqui, coperture.

Da fuori, capisco la tentazione di legare tutto al binomio Maldini-Conte. È una narrazione potente. Ma la prudenza evocata da Malagò ha una logica: ci sono altri profili valutati, alternative per il commissario tecnico e per la governance dell’area sportiva. La priorità è far convivere idee, budget e processi decisionali del Consiglio federale.

La finestra temporale è chiara: una settimana per chiudere il perimetro. Poi si passa al lavoro, quello vero. Preparare i prossimi impegni, definire staff e metodo, restituire un senso coerente alla maglia. In fondo è questo che chiediamo tutti: riconoscerci in un progetto, prima che in un nome. E allora, tra un annuncio e l’altro che rincorriamo sui social, forse la domanda migliore è un’altra: chi saprà prendersi la responsabilità di dire “questa è la nostra strada” e reggerne lo sguardo quando arriverà la prima notte complicata?