Pirlo Favorito per la Panchina dell’Italia: Guardiola e Pioli tra i Candidati – Il Futuro Post-Gattuso nelle Mani di Malagò, Maldini e Leonardo

Un tavolo di notte, tre telefoni che squillano, appunti pieni di frecce: l’Italia del calcio cerca un nuovo volto. Tra voci di corridoio e attese ufficiali, il nome che torna più spesso è quello di Andrea Pirlo. Ma la storia, stavolta, non si scrive in fretta.

Il dossier è aperto. Si parla del dopo-Gennaro Gattuso e di una scelta che pesa. Nei corridoi contano sguardi, precedenti, carattere. Si dice che Giovanni Malagò, con i nuovi dirigenti Paolo Maldini e Leonardo, stia guidando la selezione del futuro commissario tecnico della Nazionale. Va chiarito: al momento non ci sono comunicazioni ufficiali della FIGC. Parliamo di contatti, profili, ipotesi di lavoro. E di un calcio che, per ripartire, deve ritrovare un’idea prima ancora di un nome.

Qual è il profilo cercato? Leadership calma. Metodo quotidiano. Capacità di far crescere i giovani senza perdere l’urgenza del risultato. Un tecnico che non confonda il nuovo con il complicato. E che regga il peso della maglia azzurra nei giorni in cui tutto sembra più rumoroso.

Perché oggi Pirlo è avanti

Il nome di Andrea Pirlo mette d’accordo teste diverse. Ha guidato la Juventus nel 2020-21, ha vinto Coppa Italia e Supercoppa, ha vissuto il mestiere anche fuori dai riflettori, al Karagümrük in Turchia e poi alla Sampdoria. Sa cosa significa costruire in fretta con materiale imperfetto, e accettare il rischio. In azzurro è un’icona: Mondiale 2006, Europei 2012 con quella “cucchiaiata” all’Inghilterra che ancora raccontiamo ai tavolini dei bar.

C’è anche un tema identitario. Pirlo parla un calcio essenziale, linee pulite, palla che viaggia prima dell’uomo. È un linguaggio che l’Italia riconosce. Non promette rivoluzioni a colpi di slogan. Promette misura, idee chiare, una gestione serena dello spogliatoio. È spendibile mediaticamente, e realisticamente ingaggiabile. In più, conosce Coverciano, i tempi del lavoro in nazionale, le settimane di vuoti lunghi e concentrazioni improvvise. Dettagli che spesso fanno la differenza.

Le alternative d’élite: Guardiola e Pioli

Il fascino di Pep Guardiola resiste a tutto. La sua bacheca parla: Champions con Barcellona e Manchester City, campionati ovunque. Il punto è la praticabilità. Un commissario tecnico Guardiola significherebbe un investimento economico enorme e, soprattutto, la disponibilità di un allenatore che fin qui ha preferito il lavoro quotidiano di club. Ci sono state aperture pubbliche, qua e là, al mondo delle nazionali, ma non risultano impegni o negoziati ufficiali con l’Italia. Oggi resta un sogno, più che una pista concreta.

Diverso il caso di Stefano Pioli. Scudetto con il Milan nel 2021-22, mano ferma sui giovani, gioco leggibile e verticale quando serve. Maldini e Leonardo lo conoscono bene per averci lavorato. Pioli garantirebbe continuità italiana, metodologia rodata, relazione empatica con il gruppo. Anche qui, però, non ci sono conferme su contatti formali. È un nome forte, ma in coda a una valutazione più ampia sui tempi e sugli obiettivi della ricostruzione azzurra.

Resta il metodo. Malagò ha un peso istituzionale; Maldini e Leonardo portano competenza di campo e di spogliatoio. La decisione, formalmente, spetta alla FIGC. Le prossime settimane chiariranno il perimetro: calendario, obiettivi, margini economici. Da lì discendono i nomi.

Intanto, l’Italia aspetta. E immagina. Una punizione di Pirlo che supera la barriera, la voce che si abbassa nello spogliatoio, il rumore secco della palla sul palo. È questo che cerchiamo, in fondo: un allenatore che ci faccia tornare a sentire quel suono. Siamo ancora in tempo per sceglierlo?