Urgente Richiesta di Medici di Famiglia in Italia: Oltre 5.700 Posti Vacanti. Federazione lancia Appello ai Laureati

Sale l’attesa nelle sale d’aspetto, calano le luci negli ambulatori di quartiere. In mezzo, una scadenza corta: chi vuole fare il medico di famiglia ha tempo fino al 27 luglio. Il Paese chiama, i territori aspettano.

Il campanello dell’ambulatorio non suona più. Sulla porta c’è un foglio stampato: “Sostituzioni temporanee”. Lo vedi a Milano come in un paese dell’Appennino. La gente chiede un nome, un contatto. Un riferimento vicino casa. La risposta non è sempre pronta.

Questa è la medicina di prossimità. Qui nascono le storie ordinarie di salute: una glicemia da rimettere in riga, una terapia da aggiustare, una febbre che non passa. Qui serve un volto, non solo un numero. E oggi quel volto scarseggia.

Perché mancano i medici vicino casa

Il ricambio è lento. Molti medici vanno in pensione. L’età media degli MMG supera i 55 anni. La burocrazia pesa. Le borse del passato non hanno coperto il fabbisogno. In alcune regioni i massimali toccano i 1.500 assistiti e oltre. Il risultato è semplice: turni lunghi, poca attrattività per chi è all’inizio.

Le mappe della carenza non sono tutte uguali. Le aree interne soffrono di più. Anche le periferie delle grandi città faticano. In Sardegna, nel Molise, in certe valli alpine, interi comuni cercano il loro dottore. Il telefono dei distretti squilla. Le famiglie si spostano per ricette e controlli. Non è sostenibile.

E qui entra il punto. Oggi ci sono oltre 5.700 posti vacanti per i medici di famiglia. La finestra per candidarsi al corso di formazione specifica in medicina generale è aperta. Il termine scade il 27 luglio. La Federazione dei medici di famiglia lancia un appello ai laureati in Medicina: servono energie nuove, servono scelte coraggiose.

Il percorso e l’occasione

Il corso dura tre anni. Prevede tutoraggio in ambulatorio, rotazioni nel territorio, presa in carico della cronicità. Parla di assistenza primaria, non di corsie. È pratica quotidiana: si misura la pressione, si aggiusta una terapia, si ascolta. C’è una borsa dedicata. Le Regioni assegnano i posti; i dettagli operativi cambiano sul territorio, e non tutti gli aspetti economici sono omogenei. Ma la direzione è chiara: più formazione, più presenza nei quartieri e nei paesi.

Cosa cambia per chi entra ora? La domanda è alta. Il lavoro è stabile. Il ruolo sociale è forte. La tecnologia aiuta: ricette dematerializzate, consulti a distanza, cartelle condivise. Il territorio riparte se il medico di base torna a essere accessibile. Con un patto semplice: meno carta, più tempo clinico; meno solitudine, più team con infermieri di famiglia e specialisti di comunità. Su questo fronte, i modelli organizzativi stanno evolvendo, anche se non tutte le regioni si muovono alla stessa velocità.

Immagina una stanza piccola, due sedie, un misuratore di pressione. Entra una mamma con il bambino, poi un pensionato che parla piano, poi un ragazzo che chiede come smettere di fumare. Lì la sanità è concreta. Lì un medico fa la differenza.

Abbiamo una data, il 27 luglio, e una richiesta chiara: coprire migliaia di posti vacanti per tenere vivo il nostro Servizio sanitario. La porta è socchiusa. Chi la apre?