Dati preoccupanti per il 2025, la tratta d’esseri umani continua a essere un problema reale

Non lasciano spazio a interpretazioni benevole: la tratta di esseri umani resta una ferita aperta e in parte invisibile.

Il più recente rapporto del Servizio specializzato in materia di tratta e migrazione delle donne (FIZ) fotografa una realtà che si consolida e, per certi aspetti, si aggrava.

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Dati preoccupanti per il 2025, la tratta d’esseri umani continua a essere un problema reale (YesLife.it)

Nel corso dell’ultimo anno, 228 persone sono state prese in carico dal programma di protezione delle vittime gestito dall’organizzazione, venti in più rispetto ai dodici mesi precedenti. In 65 casi si è reso necessario ricorrere a alloggi sicuri, strutture protette dove le persone possono sottrarsi ai circuiti di sfruttamento e iniziare un percorso di tutela.

La cosiddetta “cifra sommersa” resta infatti ampia: per molte vittime la denuncia è un passo quasi impossibile, frenato dalla paura di ritorsioni, dallo stato di precarietà giuridica o economica, dalla sfiducia verso le istituzioni e, non di rado, da barriere linguistiche e culturali. L’organizzazione ha identificato formalmente 82 vittime di tratta, in prevalenza donne. Quasi una su due (48 su 82) è stata sfruttata nell’industria del sesso, un ambito in cui i meccanismi di coercizione e dipendenza si intrecciano con la marginalità sociale e con l’illusione di opportunità lavorative che si rivelano trappole.

Il profilo delle persone coinvolte è estremamente eterogeneo

Come ha sottolineato Fanie Wirth del FIZ in un’intervista alla radio svizzera SRF, si incontrano tanto ragazze molto giovani quanto donne oltre i sessant’anni, con origini che spaziano da più di 80 Paesi, e una notevole presenza dall’Europa dell’Est. Un tratto comune che emerge dai casi presi in carico è l’assenza di un’istruzione solida e di un’occupazione stabile: fattori che rendono più vulnerabili a promesse ingannevoli e a pressioni economiche o familiari. Questa vulnerabilità è spesso strumentalizzata con tecniche ormai collaudate: falsi annunci di lavoro, offerte di impiego domestico che nascondono orari disumani e retribuzioni inesistenti, relazioni affettive manipolatorie che sfociano in controllo e sfruttamento.

Lavoro forzato in settori come la ristorazione, l’edilizia o l’agricoltura; impieghi domestici dove le vittime vivono isolate, senza contratto né tutela; costrizione ad attività illecite o all’accattonaggio. L’ampiezza dei contesti richiede strumenti differenziati di individuazione e protezione. Non a caso, il FIZ sottolinea come l’aumento delle prese in carico sia in parte legato a una maggiore sensibilizzazione: più formazione per la polizia e per il personale sanitario, migliori reti tra ONG, autorità cantonali e procure, maggiore attenzione nei luoghi a rischio, dai locali notturni agli appartamenti privati fino agli spazi digitali.

Social network, piattaforme di messaggistica e siti di annunci consentono ai trafficanti di reclutare e controllare con discrezione, spesso oltrepassando confini e giurisdizioni. Le false promesse di impiego viaggiano veloci online e aggirano i consueti filtri di protezione, colpendo persone già in bilico per ragioni economiche, familiari o legate alla migrazione.

A tutto ciò si sommano fattori di contesto come l’instabilità geopolitica e le disuguaglianze socio-economiche, che in molte regioni alimentano flussi di persone esposte a rischi di sfruttamento lungo le rotte di spostamento. E se volete empatizzare e capire meglio di questa situazione leggete I mercanti di anime di Gianni Garrucciu che vi aprirà sicuramente la mente e farà capire il dolore di queste persone.